Progetto" Adottiamo un Sentiero"

Classi II A - II B

In collaborazione con Labter e Comune della Spezia

Depliant divulgativo del sentiero adottato

Il Percorso

  • Partenza dalla scalinata della Scresa (Fabiano Basso, presso la Scuola)
  • Prima tappa Fabiano Alto
  • Si prosegue fino al Km 5della Litoranea
  • Si sale, imboccando il sentiero affianco al Ristorante "Paradiso del Golfo", fino a località il Ceppo
  • Salita ripida fino alle cave di "portorino"
  • Vetta del Mt Santa Croce, batteria anti- aerea
  • Dalla radura sottostante si parte per il ritorno
  • Discesa nel bosco fino a Via della Costa
  • Scalinata Bellavista, si arriva a Pegazzano in Via Sant' Andrea
  • A mezza costa rientro a Fabiano

 

 

Il Regolamento

  • Non danneggiare le piante
  • Non danneggiare la segnaletica
  • Non urlare o schiamazzare per non disturbare gli animali
  • Non ferire o molestare gli animali
  • Non distruggere nidi o tane
  • Non asportare pietre, piante, fiori
  • Non gettare o abbandonare immondizia
  • Non accendere fuochi
  • Non gettare mozziconi di sigarette
  • Utilizzare il sentiero come laboratorio
  • Prendersene cura

Suggerimenti

  • Utilizzare i contenitori per i rifiuti
  • Per i pranzi al sacco fermarsi nelle radure ombreggiate
  • Prestare attenzione agli elementi che testimoniano l'intervento dell'uomo e a quelli naturali
  • Dotarsi di cartina o seguire la segnaletica
  • Non scoraggiarsi, il percorso è impegnativo, ma panoramico ed interessante

Da segnalare

  • Presenza di tradizionali costruzioni rurali in pietra (anche un mulino)
  • Scalinate con cordoli e canali di scolo
  • Cava di "portorino" e resti di macchinari legati al lavoro di cava
  • Batteria anti-aerea (cannoni ancora in loco)
  • Macchia mediterranea (ginestre, aromatiche ecc.)
  • Boschi di lecci e castagni
  • Presenza di grandi corbezzoli e agrifogli
  • Attenzione alle orchidee
  • Aspetti carsici: doline e campo a massi

 

Uno Slogan per la nostra adozione

Abbiamo pensato una serie di similitudini per definire i vecchi tracciati che dal golfo portano alle alture e ai borghi circostanti; la maggior parte di noi ha immaginato il territorio come un organismo di cui i sentieri rappresentano una parte vitale, altri si sono ispirati ad elementi naturali. Tra queste definizioni doveva essere scelto lo slogan più adatto per promuovere il nostro percorso.

  • Sentieri come dita di una mano aperta
  • …come arterie che portano ossigeno
  • …come raggi di un sole vivificante
  • … come fili da dipanare per ricostruire il tessuto del territorio
  • …come radici per portare nuova linfa
  • …come mappa del tesoro naturale

 

Sentieri nuova luce sul territorio

Adottiamo

un sentiero

 

 

Scuola Secondaria di I grado

" W. e R. Incerti" Fabiano

in collaborazione con

Labter e il Comune della Spezia

 

 

 

 

Il libro

IL PROGETTO  

L’ idea del progetto nasce su proposta dei nostri docenti all’ inizio dell’ anno. Avremmo dovuto occuparci di un sentiero della nostra zona, ”adottarlo”. Gli obiettivi del progetto erano: conoscere il territorio e in particolare gli antichi percorsi nei diversi aspetti (flora, fauna, manufatti, paesaggio) e comprendere l’importanza della manutenzione e del rispetto di questi percorsi attraverso un nuovo uso (didattico e ricreativo).

Ad un certo punto il nostro progetto è stato affiancato da quello avviato dal Comune e da “Labter” ( laboratorio territoriale del Comune).

I S. I. C.

Nella zona occidentale del nostro golfo sono stati individuati siti d’interesse comunitario e il Comune si è proposto di proteggere, risanare e tutelare questo habitat di pregio, partendo dai sentieri che dalla costa si ramificano verso le colline e le montagne dell’interno.

Tenendo conto, di quanto previsto dalla Convenzione europea del paesaggio è stato istituito un sistema informatico territoriale dei sentieri.

Il golfo è stato diviso in 5 settori (la nostra zona è la 5° fascia) e sono state preparate delle schede di analisi dei diversi aspetti (tipologia d’uso, struttura del percorso, caratteristiche tecniche, bordi, illuminazione, manutenzione, fruibilità, criticità o degrado, valore storico/ architettonico, segnaletica).

Alcuni di questi aspetti sono stati analizzati anche da noi nel nostro lavoro sul sentiero che abbiamo “adottato”.

Fondamentale per il risultato finale è stato l’apporto dei molti volontari amanti delle camminate nella natura che si sono impegnati per fornire tutti i dati utili all’ ufficio tecnico e agli informatici che li hanno rielaborati.

Il comune ha istituito un sito attraverso il quale è possibile conoscere i sentieri del SIC per mezzo di carte tematiche

www.sentieri.comune.sp.it.

 

ABBIAMO SCOPERTO CHE…

Nella nostra area territoriale ci sono habitat particolari, legati alle caratteristiche geologiche-carsiche, quali doline e campi a massi.

Esistono specie botaniche significative, endemiche, bio e fito geografiche, relitte.

Vivono in quest’ area molti uccelli: sono stati individuati Barbagianni (che si nutrono di topi selvatici, ghiri, moscardini, mustioli), fringuelli, ciuffolotti, tordi, picchi ecc; vi sono anche piccoli roditori e mammiferi come volpi, faine e cinghiali ( le cui tracce sono visibili sul terreno che appare come arato).

Abbiamo visto poiane che volavano a cerchio utilizzando le correnti ascensionali e un serpente Saettone ( piuttosto aggressivo, che alzava la testa e non arretrava al nostro passaggio).

 

CONCETTO DI ADOZIONE

Abbiamo riflettuto sul concetto di adozione relativamente al nostro sentiero e sono emerse queste riflessioni/definizioni

ADOTTARE significa:

  • Prendere il sentiero sotto la propria custodia, accudirlo, prendersene cura (pulirlo, ripristinarlo, evidenziarne i problemi ecc.);
  • Conoscere, esplorare, capire le sue diverse componenti e i minimi dettagli;
  • Farne un laboratorio per la conoscenza del nostro ambiente e del nostro territorio;
  • Utilizzarlo per diversi scopi (didattici, educativi, ludici/ricreativi) per mantenerlo in vita;
  • Rispettarlo, perché composto da tante “cose vive”;
  • Farlo conoscere, condividere il più possibile l’uso

DESCRIZIONE DEL SENTIERO

Il sentiero inizia nei pressi della scuola secondaria di I° “W. e R. Incerti” di Fabiano dove si trova una scalinata che unisce Fabiano Basso all’antico paesino di Fabiano Alto.

Questa prima parte del percorso è conosciuta come Via della Scresa e più avanti, dopo aver attraversato alcune coltivazioni di uliveti, in parte in stato di abbandono, prende il nome di Via Madonna dell’Olmo. In questo primo tratto la scalinata passa accanto a case e giardini fino a raggiungere la frazione di Fabiano Alto con la chiesa di S. Andrea.

Nei pressi del sagrato della Chiesa si trova una casa con murature in sasso che in passato ospitava un frantoio.

Si continua lungo la scalinata in salita fino a raggiungere statale Litoranea che unisce le Cinque Terre alla città di La Spezia.

A questo punto occorre attraversare la strada e imboccare una stradina che passa accanto ad un bar – ristorante e continua tra fasce terrazzate ed uliveti.

Dopo alcuni metri il percorso si stacca dalla strada proseguendo in piano verso sinistra.

Da notare l’antico selciato della mulattiera e un muro a secco a sostegno di una piana.

Tra l’erba che cresce interamente il terreno dei campi, all’inizio della primavera, si possono vedere moltissimi fiori del colore rosa purpureo (Anemoni dei prati).

Dopo un breve tratto si giunge ad un bivio, occorre continuare sulla destra.

Su un masso si può scorgere una vecchia e scolorita indicazione per la Madonna dell’Olmo.

Si prosegue lungo un tratto in salita fino ad attraversare il piccolo paesino rurale detta località Ceppo.

Alcune case mostrano ancora le antiche caratteristiche dell’architettura rurale, come mura in sasso, infissi verniciati di bianco, senza persiane e la copertura del tetto con lastre di pietra a spacco (le ciape)

La scaletta giunge ad un bivio: occorre imboccare un sentiero verso sinistra, che prosegue lungo un muro, passa sotto al cancello di una villa ed in breve esce dal paese.

Dopo alcuni minuti si arriva ad una strada di cava.

Si prende la strada in discesa verso sinistra e dopo una decina di metri si incontra sulla destra una spianata dove inizia il sentiero, dal fondo in terra e sassi, che porta al Monte S. Croce.

Si procede in mezzo ad arbusti di ginestra di Spagna, euforbia ed elicrisio, dall’intenso profumo simile alla liquirizia, e si sale sopra ad una vecchia cava abbandonata fino ad addentarsi nella rigogliosa macchia mediterranea.

Materiale metallico e strutture per la lizzatura segnano la struttura delle cave, infatti nella destra sorge una grotta piuttosto grande nella parete del monte, dove era una lente di portoro.

Si incontrano lecci, pianta climax, erica arborea, sulle rocce piante di timo, corbezzoli e alaterno.

Sulla destra si può salire ad una piazzola panoramica dove era la teleferica di cava.

Proseguendo si incontrano castagni innestati e si incrocia il sentiero per casa Pilloa che prosegue fino al versante sul mare (Portovenere).

Salendo sulla destra si evidenziano aspetti carsici superficiali, in particolare una dolina, su cui sorgono castagni, agrifogli e ancora alcuni lecci.

Lungo il percorso significativi resti di strutture militari in pietra con volte a botte.

Più avanti sparisce il sottobosco (forteto); si procede verso nord- est in salita fino alla piazzola della batteria antiaerea degli anni 30.

Giunti sulla cima residuati bellici di grandi cannoni colpiscono relativamente, poiché la vista sul golfo con lo sfondo delle Apuane e della costa Toscana è molto più suggestiva.

Si scende, tornando leggermente indietro in direzione nord; in una zona un po’ più pianeggiante incontriamo uno splendido campo a massi con lecci e muschi.

Il sentiero tra il bosco bordato di pietre è piuttosto ripido.

La vegetazione è costituita ora da grandi corbezzoli, cerri e roverelle; si incontrano palchi di cacciatori di colombacci.

Si tiene a destra a ogni bivio.

Tra la vegetazione si notano erba querciola, caprifoglio, fillirea e felci.

Il sentiero si fa impervio in alcuni tratti e ritornano i castagni con primule e viole.

Si svolta a sinistra e si incontra dopo un tratto ancora in discesa una più ampia strada sterrata utilizzata per le cave.

Scendendo ancora a sinistra ci si immette in una strada asfaltata e si incontra purtroppo una piccola discarica di inerti.

La vegetazione è composta da viburno, elleboro (pianta delle streghe), salsapariglia (in primavera caratterizzata dai grappoli di frutti rossi).

Ancora scendendo si attraversa la strada Litoranea (al Km 6 circa) che si percorre per un breve tratto in direzione La Spezia tenendo la sinistra poi, ancora a sinistra, si percorre una via privata (con barriera mobile) che termina alla scalinata Belvedere.

Da li si scende verso Pegazzano; al termine si devia a destra per via della Costa e si ritorna a Fabiano passando ancora da Fabiano alto o dai Buggi.

 

DESCRIZIONE DEL PAESAGGIO

Nel corso di tutta la passeggiata ai lati del sentiero, tra campi coltivati e alberi ad alto fusto (querce, castagni, pini, cerri e faggi), si poteva ammirare, volgendo lo sguardo verso il basso, l’Arsenale, tutta la città e Biassa.

Davanti al mare erano ben visibili i palazzi della città e sopra le colline, di un verde dalle tonalità più chiare e più scure con le case sparse ed i borghi.

Salendo più in alto, avevamo una visione più ampia del golfo della Spezia.

Abbiamo notato i muri a secco e le piane coltivate a olivo.

Più avanti abbiamo incontrato delle vecchie costruzioni in pietra, un mulino, degli edifici con copertura a volta, utilizzati probabilmente dai cavatori, e ingressi in arenaria ai campi e agli orti.

La salita al Monte Santa Croce passa per le cave di pietra arenaria e di porfido.

Abbiamo notato distese di massi tra cui è cresciuta una vegetazione arbustiva.

Prima di arrivare alla cima abbiamo attraversato boschi di castagni e visto una dolina.

Visti dalla vetta i monti circostanti sembravano volare nella foschia che li ammantava.

Era una bellissima giornata, il mare luccicava e si vedevano le diverse tonalità di azzurro lungo tutto il Golfo.

La discesa in mezzo al bosco è stata più difficile: il sentiero era appena accennato.

Bellissimo il boschetto di lecci cresciuto a lato del sentiero.

Tra la vegetazione si intravedeva la Litoranea e il paese di Biassa.

Una bella gradinata ci ha portato a Pegazzano e da lì abbiamo ammirato ancora un bel panorama dell’ Arsenale.

 

INTRODUZIONE ASPETTI BOTANICI

Il nostro versante è piuttosto fresco e umido, più mesofilo rispetto a quello sud/ovest, con presenza di lecceti, piuttosto folti e con poco sottobosco, castagni ad alto fusto, soprattutto da frutto, pini marittimi, da rimboschimento, un tempo utilizzati per estrarre trementina.

L’area nella quale si trova il nostro sentiero presenta specie rare endemiche, bio/fito-geografiche, relitte.

Tra queste: edera, alloro, stracciabraghe, pungitopo, scolopendra, agrifoglio, orchidee, felci ecc.

 

ASPETTI BOTANICI

Lungo i muri a secco tra le pietre si trovano: ombelichi di venere, piante succulente a forma circolare con una lieve depressione al centro, risetti, sedum, cedracche, felci delle Polipodiacee, comuni nelle fessure delle rocce ombreggiate (con rizoma corto e numerose fronde a ciuffo, coriacee allungate, brunosacee, con foglie ovali a margine seghettato), gambe rosse (queste ultime servivano per pulire le bottiglie e venivano sfregate sulla pelle per eliminare l’irritazione delle ortiche).

Sulle pareti esposte a nord sono presenti muschi, licheni e altri tipi di felci.

Sulle piane coltivate prevalgono l’asplemio tricomane, (genere di felci delle polipodiacee, con rizoma strisciante e fronde intere o pennate).

Nella prima parte del percorso si incontrano anche l’agave (pianta erbacea, con radici fibrose, foglie carnose, rigide dentate e acuminate) e piane ad oliveti. Sia nei muri a secco che sulle piane si trovano acetoselle (erbe con foglie simili a quelle del trifoglio, che per il loro sapore acidulo vengono di solito mescolate all’insalata) e valeriane (piante erbacee medicinali, con foglie composte da numerose foglioline dentate e confiori rosa acceso).

Sulle piane e lungo la gradinata sbocciano pallidi anemoni dei prati (piante erbacee con foglie pennatosette), fiori di papavero ecicerbite (piante erbacee con foglie variamente divise).

Salendo si riconoscono numerose piante tipiche della macchia mediterranea, boschi decidui e pinete.

Sono presenti molte varietà: favagelli, con foglie conformi lucide e fiori gialli, orisori, ginestre, iperico, timo, erica arborea, asparagi, euforbie.

Il leccio (delle Fagacee, con tronco liscio, foglie lanceolate intere, frutto ghiande) è molto diffuso, anche nella forma del forteto, insieme al castagno da frutto che spesso veniva innestato.

Nella zona delle doline e dei campi a massi sono presenti lecci ed agrifogli ( delle Aquifogliacee, con foglie lucide, verde vivo, persistenti che si prolungano in spine, frutto a drupa rossa).

Iniziando la discesa si incontrano grandi corbezzoli (delle Ericacee, con foglie oblunghe, seghettate con nervature rossastre, fiori bianchi a grappolo, frutto a drupa rossa, verrucosa, commestibile) e si notano palchi di cacciatori di colombacci.

Dove la discesa è più ripida crescono boschi di cerro, infatti la zona è più fredda, in esposizione nord, e di roverelle (varietà di quercia, con foglie coriacee, pelose sulla pagina inferiore; il legno, molto duro, veniva un tempo utilizzato per costruzioni navali e traversine ferroviarie).

Nel sottobosco crescono erba querciola, caprifoglio, fillirea.

Si incontrano ancora piante di salsapariglia con frutti rossi e, uscendo dal bosco, viburno (delle Caprifogliacee arbustive, con foglie opposte caduche, fiori bianchi in cime, frutti a drupa), elleboro (delle Ranuncolacee, rizomatosa, foglie palmopartite, fiori bianco-verdastri; era ritenuta una pianta usata dalle streghe ed utilizzata contro la pazzia).

A primavera spuntano numerose le primule e le viole lungo la scalinata che riporta a Pegazzano.

 

CENNI SUGLI ASPETTI GEOLOGICI

Il nostro sentiero si trova sul promontorio occidentale del golfo nella piega geologica della Spezia, una piega anticrinale rovesciata in direzione appenninica NW/SE.

Dallo spartiacque, la parte ovest si presenta più ripida e formata prevalentemente da arenarie, quella est è meno inclinata e di natura calcarea.

Sono presenti fronti di cava che hanno lasciato situazioni di degrado.

Tra le rocce più comuni nella nostra area: Calcare a Rhaetavicula contorta, così chiamato per la presenza di un fossile, testimonianza della formazione sul fondo di un antico mare. Periodo Triassico.

Calcare cavernoso, a cellette.

Calcare massiccio, difficilmente attaccabile dagli agenti esterni, detto Portoro. Periodo Giurassico.

ASPETTI CARSICI  

Sono presenti forme carsiche (dissoluzione di carbonato di calcio CaCO3) ipogee ed epigee.

In particolare abbiamo incontrato forme superficiali da dissoluzione come:

Doline: conche ad imbuto con fondo piatto, collegato ad un sifone che drena le acque di superficie in profondità;

Campi carreggiati: rocce disseminate di incisioni separate da crestine aguzze ( il nome è derivato dai solchi dei carri romani sulle strade lastricate)

Campi a massi ciclopici: macro forme costituite da massi superstiti al processo di erosione (con boschetto di lecci).

Nelle aree carsiche è presente un habitat particolare, sia in grotte che nelle doline ( microclima, vedi luce, umidità, temperatura ).

 

 

 

 

L' Erbario

Tra le attività svolte dagli alunni anche la preparazione di un erbario con le principali specie botaniche raccolte lungo il sentiero

Tutti gli elaborati degli alunni sono stati presentati alla mostra conclusiva organizzata dal Labter presso CAMeC

e alla mostra - spettacolo organizzata dall' ICP presso il Centro Multimediale " D. Ruggiero" ( vedi programma)

 

 

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