La diffusione dell’agricoltura in Europa

 

I primi popoli a diffondere l’agricoltura nell’area mediterranea furono i Greci, gli Etruschi e i Romani; invece nel resto dell’ Europa, che era occupata da foreste, steppe e malsani acquitrini, essa era praticata molto poco e solo in zone limitate. Nel Medioevo, con la prima rivoluzione agricola, si ebbe un’espansione del settore, grazie ad alcune fondamentali innovazioni tecniche come: il metodo della rotazione triennale delle colture, l’adozione dell’aratro con il vomere di ferro, l’applicazione del collare sulla spalla agli animali da lavoro e l’uso dei mulini a vento e quelli ad acqua. Tra il 1500 e il 1700 si ebbe la seconda rivoluzione, soprattutto nei paesi dell’Europa atlantica, dove giunsero dall’America alcune piante come patate, mais, peperoni, pomodori, zucche, che salvarono milioni di Europei dalle frequenti carestie. Inoltre le nuove tecniche consentirono la coltivazione di piante da foraggio, come trifoglio ed erba medica, destinate all’allevamento del bestiame. Infine dal 1800 con la terza rivoluzione agricola, venne introdotto l’ uso della meccanizzazione e l’utilizzo, sempre più intenso, dei fertilizzanti artificiali. Oggi, in Europa esiste un’agricoltura forte ed un’agricoltura debole.

 

 

L’agricoltura “forte”

 

Lo sviluppo dell’attività agricola non è  avvenuto in modo uguale in tutte le regioni d’Europa, sia per le condizioni climatiche, sia per il metodo di coltivazione impiegato.Infatti nell’Europa atlantica , in Germania, e nella pianura Padana è pratica un’agricoltura moderna, chiamata “forte” perché utilizza tecniche recenti, fertilizzanti chimici, macchinari, antiparassitari e personale specializzato (agronomi). La lavorazione dei prodotti ricavati da questo tipo di agricoltura, strettamente legati con l’industria alimentare e l’allevamento, avviene in aziende di medie e grandi dimensioni, gestite talvolta dal proprietario del terreno e più spesso da società capitalistiche o da cooperative. Nell’Europa continentale l’agricoltura è agevolata dalla presenza di grandi pianure in cui si coltivano cereali, patate, piante industriali, frutta e ortaggi. L’allevamento è caratterizzato da bovini e suini da cui si ricava molta carne.

 

L’agricoltura “debole”

 

Invece nell’ Europa Mediterranea e in Irlanda viene praticata un’agricoltura tradizionale, chiamata anche agricoltura “debole” perché utilizza metodi arretrati, molta manodopera e le rese sono molto basse; inoltre non è collegata in modo adeguato con l’allevamento del bestiame e con le industrie alimentari.

I prodotti ricavati sono molto vari come: olive, uva , cereali, frutta e ortaggi.

Troviamo, poi, l’agricoltura di sussistenza, i cui prodotti sono appena sufficienti al fabbisogno dei contadini e perciò non sono quasi mai destinati alla vendita.

Questo tipo di agricoltura, soprattutto nel bacino del Mediterraneo è condizionata anche dalla scarsa fertilità del terreno perché soggetto a lunghi periodi di siccità e dalla presenza ancora di minifondi e latifondi, perciò le zone dedite a coltivazioni specializzate sono poche e dalla maggioranza dei terreni  si ricavano quindi  i prodotti già citati. Invece l’allevamento conta qualche migliaia di ovini, suini e bovini, questi ultimi tenuti allo stato brado, e solo in poche aziende agro-zootecniche allevati in modo stallivo.

Per concludere tutte le produzioni agricole dell’Europa mediterranea sono insignificanti rispetto a quelli dell’Europa continentale.

 

 

PITAGORA