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RELAZIONE Mercoledì 31 ottobre, con le nostre insegnanti ci siamo recati alla Scuola Media di Fabiano per incontrarci con un geologo, la signora Vannini, che si occupa di cave, frane e viabilità nel Comune di Porto Venere ed avere così informazioni sulle cave del nostro territorio e del marmo in particolare. La geologa ci ha detto che nel nostro territorio ci sono molte cave di calcare usato per fare blocchi per dighe, muretti, mattonelle per pavimentazione. I nostri calcari (diaspro, portoro, arenaria, ecc.) sono tutti rocce sedimentarie, anche quelli che impropriamente chiamiamo marmo portoro o marmo di Levanto. Il marmo invece è un calcare metamorfico modificato per l’alta temperatura o per la pressione ed è quello che si estrae dalle cave dei monti Apuani: il marmo di Carrara. Abbiamo appreso che attualmente molte cave sono state chiuse perché deturpavano il paesaggio: le cave del Tino, della Palmaria, del Parodi. Oggi l’escavazione è regolata da norme ben precise da rispettare. La normativa attuale prevede che quando si apre una cava si faccia subito anche il progetto di ripristino, in modo che si cava materiale da una parte e si risistema dall’altra. Questo non avveniva in passato per cui si vedono ancora tagli e buchi nelle nostre colline. La Regione Liguria ha individuato quanto materiale d’estrazione necessita ed ogni provincia può cavare nel suo territorio solo la quantità che serve. Esistono 3 sistemi di cave: le cave a cielo aperto sono quelle che si vedono perché viene ”aggredita” la parete esterna del monte; delle cave in galleria si vedono invece solo i buchi nel monte; quelle ad imbuto sono simili a quelle in galleria solo che si scava dall’alto verso il basso con cerchi concentrici. Le tecniche d’estrazione del marmo sono oggi profondamente cambiate. Inizialmente si faceva ricorso alla sola forza delle braccia degli operai usando cunei di legno, di ferro, punte, mazzuoli ed in seguito anche esplosivo. Si passò quindi all’uso del filo elicoidale che con acqua e sabbia silicea (di Viareggio) segava il blocco del monte e poi di quello diamantato. Oggi esistono anche altre tecniche più raffinate che non sono però usate nel nostro territorio. Prima i blocchi venivano spostati a mano: si legavano con robuste funi che si tenevano con le mani e si facevano scivolare su delle specie di rotaie fatte con traversini di leccio, dette lizze. Oggi con gli escavatori la fatica del cavatore è notevolmente diminuita come notevolmente diminuiti sono gli infortuni sul lavoro.
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