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IL
600 Nel
secolo XVII arrivarono a
Roma, a Napoli e a Firenze molti scultori carraresi che testimoniarono
questa nuova tendenza ad emigrare. Nel secolo precedente Carrara era
famosa per l’uso del marmo nelle statue e per il talento dei suoi
maestri mentre, in seguito, furono i mercanti a condizionare la
produzione che seguì le richieste del mercato e che riguardò
soprattutto le quadrelle, cioè marmi per la decorazione architettonica,
per la pavimentazione e rivestimenti. Questa produzione fu meno
importante rispetto alla grande qualità dei marmi scavati ed esportati
nei secoli passati perché richiedeva un minor utilizzo di denaro e una
mano d’opera meno specializzata; ma il calo di qualità, venne
sopperito con una maggiore quantità di lavoro. La migrazione degli
scultori carraresi durò
fino alla metà del secolo, cioè fino a quando, perduto il grande
potere di attrazione di Roma e
di Napoli , le cose cambiarono. A testimoniare questo è lo scultore
Giovanni Baratta , che, dopo aver lavorato per lungo tempo a Roma ed in
altre grandi città italiane, ritornò ad aprire “bottega” a
Carrara; fatto che segnalò come gli scultori di questa città volessero
rendersi autonomi dallo strapotere che fino ad allora aveva avuto la
città dei Papi. La presenza contemporanea di due botteghe, quella dei
Bergamini e quella dei Lazzani sembrò riaprire anche localmente nuovi
spazi e possibilità.Il lavoro di queste due botteghe si svolse a Massa,
a Carrara e nelle città vicine come Pisa, Lucca, Modena e Piacenza. Pur
operando, quindi, in zone diverse,questi artisti ebbero come punto di
riferimento la loro città, e la loro emigrazione fu sempre temporanea. Questo
comportamento si verificò soprattutto nel settecento. Infatti gli
scultori Pietro
Baratta, Giovanni Antonio Cibey, Gian Domenico Olivieri e i Vaccà, nati
e Formatisi
a Carrara, emigrarono ed ottennero fama altrove, per poi ritornare a
lavorare nella loro città
d’origine. Queste vicende testimoniarono che nel corso del
1700 ci fu una ripresa nella lavorazione del marmo soprattutto riguardo
all’aspetto commerciale più che a quello produttivo. Infatti
poco prima della
Rivoluzione Francese gli scavatori compresi gli scalpellini, erano solo
261 e l’ esportazione riguardava più marmetti, tavole, caminetti e
colonne che non statue e vasi. Grazie ad un vecchio documento sappiamo
che i marmi greggi si spedivano a Roma, a Napoli, a Londra e a
Pietroburgo e sappiamo che Parigi ne consumò una grande quantità in
quanto vi lavorarono molti scultori. In Francia si spedirono poche
scultore, ma prevalentemente tavole e camini. Invece a Pietroburgo
vennero inviati molti lavori di
scultura e se ne ottenne un rilevante profitto. Livorno e Genova erano
il deposito di marmi greggi e lavorati, tranne quelli che venivano
spediti a Marsiglia e a Parigi. In Olanda erano mandate lapidi, mortai e
quadrelle. Nel
1772 l’ Accademia delle Belle Arti inaugurò una nuova politica
economica che mirava a creare nuovi sistemi di trasporto e di
infrastrutture per aumentare la lavorazione locale e formare nuovi
scultori attraverso il perfezionamento di laboratori artigianali gia
esistenti.Sotto questo punto di vista il “ritorno” degli scultori e
l’ intervento statale favorirono le condizioni per rilanciare l’ uso
del marmo soprattutto nella scultura.Da lì a poco la Rivoluzione
Francese distrusse l’ organizzazione commerciale fino ad allora
creata,isolando Carrara dai suoi principali clienti, inglesi, russi ed
olandesi.L’ industria marmifera decadde completamente e per molto l’
attività delle case rimase praticamente nulla ; Carrara però cercò di
risollevarsi, grazie al prestigio delle sue tradizioni, alla sua
Accademia, ai suoi cavatori, ai suoi laboratori, ma soprattutto ai suoi
scultori. L’attuale lavorazione artistica del marmo ha sua origine
negli anni di Napoleone.In questo periodo l’ ex ducato dei Cybo
Malaspina venne unito al principato di Lucca e Piombino ed affidato a
Felice Baiocchi.La ripresa dell’ attività è testimoniata dalla
riapertura nel 1804 dell’Accademia delle Belle Arti che nel suo nuovo
nome “ Scuola Speciale Di Scultura “ appare subito destinata ad un
ruolo più attivo.La novità fu la “Banca Elisiana”, dal nome della
principessa Elisa Baiocchi il cui ruolo è stato quello di aiutare
finanziamento, tutti gli operatori del marmo, i quali potevano avere
delle anticipazioni in denaro.
Infatti
questi aiuti erano riservati soprattutto agli scultori e andavano dalla
fornitura dei marmi al pagamento dell’ affitto del laboratorio. Allo
scopo di far conoscere e promuovere la diffusione dei migliori prodotti
delle botteghe locali, venne creata una galleria dove furono esposte e
vendute delle sculture e fu prevista la realizzazione di un
catalogo annuale delle opere già prodotte. I
risultati di queste iniziative furono positive i laboratori trovarono
nuovi impulsi mentre nacquero nuove botteghe fra cui quelle organizzate
dalla classe Elisiana. Le esportazioni ripresero bene e riguardarono qualsiasi tipo di materiale, dai blocchi abbozzati e riquadrati a monumenti napoleonici e ritratti della famiglia imperiale.
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