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IL
700 E L’800 (Verso
l’industrializzazione dei laboratori) Il secolo della scultura si aprì dunque a Carrara sotto i migliori auspici. Il breve ma fecondo domino dei Baciocchi lasciò in città un’Accademia in grado di formare non solo validi artisti, ma anche di dotarli di un “accento” nei migliori centri. In altre la presenza di scultori di forte personalità e di grande fama come Bertolini e Chinora, Camolli e Dupati, Tek e Rauchi, alimentò un clima di grande apertura che nessuno ha più potuto, a quel punto, cancellare. Il modo in cui alcune famiglie di marmorai attraversarono questa esperienza è significativo. Un esempio di questo è lo studio Lazzerini, che fin dalla metà del secolo XVII era diventato uno dei più importanti della città. Sotto la guida di Francesco si aprirono nuovi laboratori, nei pressi della chiesa del Carmine, lungo la vita Lunense, e alla Lugnolo. Lo studio Lazzerini era in grado, inoltre, di provvedere all’imbarco e al trasporto dei marmi su barche e fu fra quelli che maggiormente approfittarono della grande opportunità offerta dal rilancio del marmo e della scultura realizzate dai Baciocchi. Nel Settecento i Lazzerini si erano creati una fama internazionale eseguendo sculture e marmi per le corti europee. A loro si erano affidati artisti come Torretti, Carlo Fontana, Gian Battista Pironesi che fece eseguire gli abbellimenti della chiesa del Priorato di Malta, il Valodier che fece realizzare i restauri per l’arco di Tito, e i Faggioni che avevano loro ordinato
la
trasposizione del monumento di Galileo per la chiesa Fiorentina di Santa
Croce. I lavori prodotti dallo studio dei Lazzerini esposti al pubblico
nella galleria “dei Carraresi” e sparsi per l’Italia, a Roma come
a Venezia, ebbero sempre un grande successo. Erano marmi usati per
decorazioni architettoniche, balaustre, cappelle, tombe e loculi per i
primi cimiteri urbani. Nei primi decenni dell’ottocento questo
laboratorio preparò , tra l’altro, i marmi per l’Arco della pace di
Milano di Luigi e Giuseppe Franchi; il monumento a Macchiavelli
in
Santa Croce a Firenze e una grande statua di Washinghton
per gli Stati Uniti. Anche il tedesco Cristian Daniel Rauch si
servì dello studio per la realizzazione dei suoi capolavori, fra cui il
monumento equestre a Federico il Grande, ma la celebrità dei Lazzerini
nell’Ottocento è data dai lavori svolti dal più famoso scultore del
momento, Bertel Tharwaldsen. L’artista danese, che a Roma aveva
lavorato con l’aiuto di Pietro Teneroni, fece eseguire la costruzione
della statua di Mercurio, del Redentore, del Putto con la lira, oltre al
gruppo della “Carità”. Nei primi decenni successivi
l’organizzazione degli studi carraresi si adeguò alle nuove tendenze
nella scultura e all’ uso in architettura del marmo. Si continuarono a
copiare le opere antiche, ma i grandi monumenti civili e religiosi che
vennero ordinati alle botteghe di Carrara, richiesero una crescita degli
studi e della loro importanza fino a formare laboratori di tipo
industriale. Intorno alla metà del secolo gli studi erano
sessantaquattro mentre trent’ anni dopo raddoppiarono e venne operata
la distinzione tra le botteghe di scultura e di laboratori di
architettura. A dirigere gli studi di scultura comparve il modellatore,
un artista che proveniva dall’ Accademia. Frequente fu il caso di
scultori che approdarono all’ insegnamento dopo un lungo tempo nei
laboratori. Gli studi furono sempre più indirizzati alla realizzazione
di opere di serie. Negli ultimi decenni, anche in Italia si diffuse la
costruzione delle “ Città di marmo”: i nuovi cimiteri urbani. La
trasformazione del lavoro di scultura come quella della realizzazione
dei marmi di ornamento fece un passo decisivo. Furono realizzate le
“tombe dei grandi”, infatti oltre al monumento di Vittorio Alfieri,
bisogna anche ricordare quello di Rossini, opera di Giuseppe Cossioli,
anche questo destinato ad andare nel Pantheon di S. Croce…. Dopo la
metà del secolo avanzò la meccanizzazione, come nel caso del
laboratorio Bonanni molto conosciuto per l’ introduzione e l’ uso di
nuovi attrezzi. La veloce e crescente divisione del lavoro fu
assecondata dai processi di meccanizzazione in atto dalla seconda metà
del secolo.
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