IL MARMO NEL RINASCIMENTO

 

Sul versante artistico, la nuova cultura del Rinascimento  portò ad una grande stagione per i marmi apuani grazie alla nascita di un diffuso interesse storico ed antiquario per l’antica città di Luni, i cui marmi venivano esportati fin dall’antichità. Le cave lunensi, passate in eredità a Carrara, erano da tempo tornate famose. La cultura umanistica non mancò di celebrare la magnificenza del bianco marmo che si cavava da quei monti.  

Flavio Biondo, uno dei maggiori storici italiani del Quattrocento, ricomponendo il quadro architettonico- urbanistico ed istituzionale dall’antica Roma, ricordava la Lunigiana, Luni, le zone intorno e le antiche cave, nella prima illustrazione storico- geografico della storia moderna: “L’Italia illustrata.”

L’umanista Leon Battista Alberti, nel suo “De statua” , diceva che i marmi lunensi erano gli unici paragonabili a  quelli  dell’ isola  di  Paro.

In  questo  periodo  soprattutto  Michelangelo  fu  spesso  nelle  Apuane  a  scegliere  la  materia  per  le  sue  sculture. Il  Vasari  ricorda  nelle  “Vite” il  rapporto  privilegiato  che  Michelangelo  aveva  con  Carrara. Infatti  egli  preferiva  scegliere  qui  il  materiale  per  le  sue  opere, anche  perché  era  amico  del  signore  del  posto, marchese  Alberigo, piuttosto  che  a  Pietrasanta  e  a  Seravezza, che  erano  sotto  il  dominio  di  Firenze, dove  invece  Papa  Leone  avrebbe  voluto  che  egli  andasse.

 

 

 Le  “nuove” cave di Carrara  verso  il  1550  erano  ormai  famose  come  lo  erano  state  quelle  lunensi   tanto  che  un  famoso  architetto  e  artista, Pietro  Cattaneo, avendo  dedicato  una  parte  di  una  sua  opera  letteraria  alla  descrizione  dei  vari  tipi  di  marmo, esalta  soprattutto  quelli carraresi. Padre Agostino Superbi, autore di un discorso sulle origini e sull’antichità di Carrara, composto nel 1598, evidenziava in una lettera l’equivalenza fra Luni e Carrara. Egli aveva anche cercato di promuovere una nuova immagine della città, in accordo con i marchesi Cybo che per lungo tempo la governarono e che ordinarono la realizzazione delle opere più importanti, cercando di stimolare la crescita della lavorazione  del marmo. Tale progetto favorì l’incontro di esperienze figurative differenti e originali, in grado di sviluppare una autonoma produzione artistica locale. Infatti,  in questo periodo, operarono: Danese  Cattaneo, grande  artista  carrarese  allievo  del  Sansovino ; Agostino  Ghirlanda  che  fu  impegnato  nel  completamento  del  cimitero  di  Pisa ; Felice  Palma  e  i  fratelli  Lorenzo  e  Andrea  Calamech. Il  prestigio  raggiunto  da  Carrara, dal  suo  marmo  e  dai  suoi  artigiani  nei  primi  decenni  del  sedicesimo  secolo  è  testimoniato  dalla  presenza  di  Baccio  Bandinelli  e  del  Tribolo, che  in  questo  luogo  si  procurarono  materiali  e  manodopera, dalla  bottega  che  Bartolomè  Ordonez  fondò  a  Carrara  e  che  rimase  attiva  quasi  un  decennio.  Nel  1519, Bartolomè  Ordonez  era  giunto  a  Carrara  alla  ricerca  di  alcuni  marmi  per  conto  della  corte  reale  spagnola  e  di  alcune  famiglie  importanti.  La  morte  di  Ordonez  avvenne  nel  dicembre  del  1520, ma  ciò  non interruppe  l’attività  del  laboratorio  in  cui  una  dozzina  di  scultori  continuarono  il  lavoro  iniziato  dall’ artista  spagnolo  e  diffusero  il  gusto  ornamentale  tipico  del  suo  stile. Di  questo  possiamo  trovare  traccia  in  numerosi  monumenti. Il  prestigio  della  bottega  è  rappresentato  da  varie  opere  commisionategli:  il  sepolcro  dei  re  cattolici  Felipe  e  Juana  nella  Cappella  Reale  di  Granada,  il  sepolcro  del  cardinale  Cisnoros  nel  Parrocchiale  di  Alcalà  e  altri. Questo  prestigio  è  rappresentato  dalle  molte  commissioni  ricevute  dagli  artisti, che  avevano  iniziato  ad  operare  nella  bottega  e  che  furono  attivi  in  quasi  tutte  le  Apuane.  Tra  le  opere  in  questo  periodo  troviamo: il  Tempietto  della  Misericordia  di  Pontremoli, l’ altare  di  Domenico  Gareth  nella  Pieve  di  Trebbiano, l’altare  di  Ss.  Sacramento  e  il  Sepolcro  di  Eleonora  Malaspina, nel  Duomo  di  Massa,  ed  altri.  Questa  situazione  di  prestigio, dalla  seconda  metà  del  XVI  secolo,  decadde.  Infatti  solo  pochi  decenni  prima, Carrara  era  ancora  la  meta  di  artisti  e  di  valenti  scalpellini, ma  già  alla  fine  del  Cinquecento  la  gran  parte  degli  artigiani  e  degli  intagliatori  fu  costretta  a  cercare  al  di  fuori  delle  loro zone  quel  rapporto  con  i  maestri  e  con  le  loro  botteghe  che  qui  non  esisteva  più,  predominando  ora  il  lavoro  di  pura  estrazione.

 

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