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LA
RACCOLTA DEI MODELLI DI
ANCORE Il
museo Navale della Spezia ha una collezione di ancore, la più vasta
d’Italia e forse d’Europa. L’indagine
accurata di un’ancora è fondamentale per identificare l’età
storica di un natante. Proprio
per questo il primo direttore del museo ha eseguito delle ricerche su
antichi testi, ha confrontato ancore viste durante i viaggi in altri
paesi e ha raccolto una
ricca collezione di disegni di queste con conseguente riproduzione di
moltissimi modelli realizzati in legno; solo i particolari
piuttosto piccoli sono stati realizzati in ferro e in ottone. Sono
presenti nel museo le ancore più antiche che consistevano in pietre
pesanti collegate con una liana o con altri legacci vegetali alle prime
imbarcazioni. Ve
ne sono anche altri esemplari di tipo etrusco e greco, che sono stati
ricavati da originali di altri musei. Un
singolare esempio molto particolare è quello di un’ ancora di pietra
a tre buchi, ci sono poi riproduzioni di ancore romane, caratteristica
di questi strumenti è il ceppo di piombo ed il fuso e le patte in
materiale ligneo. Dalla
copia in piombo c’è poi l’imitazione di un altro esemplare,
rivenuto a Pompei, realizzato in ferro che diverrà il modello
dell’ancora attuale. Abbiamo
molte riproduzioni dei principali modelli che, dall’epoca Romana,
attraverso il Medioevo, sono arrivate fino ad oggi. Una
parte molto interessante è quella delle ancorasse, cioè quelle
speciali ancore che si utilizzano nei fondali dei porti per la
sistemazione di boe o corpi morti; infatti essendo il fondale piuttosto
basso, l’uso delle ancore normali potrebbe essere pericoloso per le
chiglie delle imbarcazioni. Le
ancorasse hanno un solo braccio che agisce penetrando profondamente nel
fondo; esse costituiscono, accoppiate a boe galleggianti, ottimi punti
d’attracco. Ne
esistono svariati tipi, ed alcuni sono stati ricavati da antiche
pubblicazioni straniere. Pregevoli
per forma e per dimensioni, ma soprattutto per il materiale con cui sono
state costruite, sono le ancore cinesi. Sono
identiche a quelle usate sulle giunche realizzate con bambù legate da
fibre vegetali. Le
varietà vanno da tipi a mano unica tipo ancoresse, a tipi in cui il
ceppo, in genere collocato nella parte superiore, si trova invece in
quella inferiore dell’ancora. Anche
nell’evoluzione tecnica dell’ancora vi sono periodi di transizione. Le
caratteristiche della sua forma in relazione alle tipologie degli scafi
del sistema meccanico in rapporto al peso ed alla struttura, hanno
grande influenza sulla progettazione. Nel
1870 si moltiplicarono gli esperimenti sulle possibile variazioni delle
ancore ed esse divennero di forme e di dimensioni uniche. Negli
esemplari riprodotti, presenti nel museo, è possibile ritrovare alcuni
esempi di ancore in cui la massa è mobile per rendere possibile il
rientro del fuso in cubio. L’adozione
dell’ancora significò un grande passo in avanti nell’evoluzione dei
mezzi nautici e nella facilità di manovra degli ormeggi. Il
modello dell’ancora “SWINBURN” del 1877 venne progettato per
essere usato su navi munite di cubie. Proseguendo,
si può trovare una serie di ancore a mare mobili con ceppa tra le quali
il famoso modello “TROTMAN”,che è una derivazione dell’ancora
romana . Le
ancore di questo tipo furono presenti
nel secolo scorso e ne
è testimone l’ancora da spiaggia impiegato sui mezzi da sbarco . Per
ridurre la deriva di unità disarborale per forza di mare, veniva in
antichità usata un’ancora galleggiante, che era costituita da un
frammento quadrato di velo tenuti da 2
pennani legati in croce, in posizione venticole, e da 2 barili in
alto ; in modo da mantenere l’imbarcazione ferma sul posto . Le
ancore per Ginnati (mine esplosive ) sono a forma circolari . Imponente
nelle sue dimensioni è l’ancora da fango ; pesantissima è l’ancora
d’agguato, che veniva impiegata sui sommergibili e serviva per
mantenere immobile l’imbarcazione . Troviamo
poi l’ancora eventuale costituita
da un sacco di Juta pieno di sassi. Per
le imbarcazioni c’è l’ Ancorotto con 4 marre . Si
possono notare modelli di ancore famose, tra cui la Hall, l’italiana
“ANSALDO “ e la Tizack . L’ancora
di recente costruzione “Hall stoches “ è ricavata in lamiera
saldata . Le ancore in legno sono le più antiche e venivano usate dagli indigeni delle isole KURALI, sono costruite con materiali rinvenuti in natura: grosse radici appuntite ed appesantite con pietre legate al ceppo.
L’ANCORA
SI COMPONE DELLE SEGUENTI PARTI: FUSO
:asta di
ferro o acciaio,con un’ estremità
(testa) portante i fori del ceppo, con l’altra (diamante)
rastremato a tronco di piramide. Braccia
: al
diamante si uniscono le braccia . Marre,orecchie
,unghie: le
braccia terminano con unghioni chiamate patte o marre , la cui punta è
detta unghia e le parti laterali orecchie . Contro
marre : nelle
ancore a caccia articolate, si costruiscono delle sporgenze dette marre,
chiamate contro-marre . Ceppo
: asta di
ferro formante croce con un fuso e con le braccia ;passa nel foro della
testa dell’ancora e ha un’ estremità curvata a 90° , in modo da
permettere l’ adattamento sul fuso in posizione di sgombro . Cicala
: maniglia
di ferro , il cui perno passa nel foro della testa dell’ancora . Le
ancore si distinguono nei seguenti modi: 1°
= ancora
comune
con ceppo in ferro tipo Ammiragliato. 2°=
ancora ad una patta con ceppo in ferro detta Ancoressa . 3°=
ancora composta a braccia articolate ,senza ceppo. |