LA STORIA DEL MUSEO  NAVALE

Il museo Navale della  Spezia è tra i più importanti  d’Italia e d’Europa, grazie ai numerosi reperti in esso conservati. Le basi di quello che sarebbe diventato il museo navale risalgono alla creazione della prima  marina  ducale di Amedeo  XII  nel 1430.

 

Una vera tradizione navale ebbe però inizio con Emanuele Filiberto. Nel 1571, dopo la battaglia di Lepanto, si radunarono nell’arsenale  di Villafranca, i cimeli delle varie battaglie navali e la raccolta dal ‘500 al ‘700 si arricchì notevolmente.

Nel  1775 il guardiamarina Felix de Costantin, costituì il nucleo iniziale del museo. Nel 1799 in seguito al saccheggio e alla distruzione avvenuti nel periodo della rivoluzione francese, l’arsenale  e i cimeli furono portati in Francia nella base di Tolone. Nel 1799 Emanuele IV sconfitto  dai Francesi, si rifugiò a Cagliari dove rimase per 15 anni, periodo in cui la marina raccolse altro materiale. Con la restaurazione, De Costantin riportò nell’arsenale di Genova i cimeli recuperati sia in Francia che a Cagliari. Prima dell’unità d’Italia, il museo Di Genova si arricchì di materiali appartenenti agli stati preunitari. Nel 1870 dopo la  costruzione dell’arsenale della Spezia, la flotta del giovane stato si spostò alla Spezia; anche il museo fu trasferito ed ebbe la sua prima sede nel fabbricato dei “ mezzi di esaurimento dei bacini piccoli dell’arsenale.”

La raccolta rimase ignorata fino al 1922 e molti materiali furono distrutti  nella prima guerra mondiale; altri per fortuna sono pervenuti fino a noi.

In questo periodo gran parte dell’archivio della marina sarda fu distrutto, ma, grazie a Ubaldo Mazzini e al colonnello commissario Giuseppe Ganari,  fu possibile salvare almeno una parte dell’archivio formato da oltre 1000 giornali di bordo, che forniscono un’ importante testimonianza di quel periodo.

Vennero distrutti anche la biblioteca e il documentario dell’ arsenale di Genova che, fin dal 1857, erano stati affidati in custodia al circolo ufficiale, quest’ultimo fu trasferito alla Spezia e venne distrutto da un incendio il 20 novembre 1920. A risollevare il museo fu l’ammiraglio Conz e l’ ammiraglio Revel, che volle sistemarlo anche se  in un regime di economia, in un’ampia sede. Negli anni 1923 – 24 il museo fu trasferito nella “sala tracciare della direzione delle costruzioni”.

 Nel 1924 la nuova sede fu aperta al pubblico, però chi non aveva i permessi non poteva entrare.

In tale epoca la visione di quanto il museo custodiva era riservata a qualche studioso di materiali e di storia navale. Dal 1924 al 1940 fu potenziato ed arricchito di nuovi materiali e di importanti cimeli. Per problemi di spazio al museo  furono assegnati i locali del pian terreno.

Nel 1940 con  lo scoppio della guerra il museo fu trasferito lontano dalla zona della Spezia per sottrarlo agli attacchi nemici.

I materiali più facilmente trasportabili furono portati a Monti, a Licciana Nardi e a Pontremoli; quelli più pesanti lasciati nella sede.

Gli attacchi aerei causarono, oltre alla distruzione dell’arsenale e della città, la devastazione dell’edificio del museo e di tutti i cimeli, e così scomparse un patrimonio di documenti nautici.

Nel 1945 durante la ritirata le truppe germaniche saccheggiarono tutto quello che ritenevano appartenere ai tedeschi, nell’estate dello stesso anno tutti i materiali sparsi vennero trasferiti a Sarzana.

Con una decisiva azione di ricerca, organizzata dal centro recuperi della Spezia si ritrovarono molti cimeli sottratti dai vari depositi. Contemporaneamente fu costituita una squadra di operai per riparare tutti i danni e fu individuata la nuova sede del museo nel bastione sud – est  dell’ingresso monumentale. Il museo fu inaugurato e aperto al pubblico il 12 maggio 1958. Ora i locali del museo, avendo una apertura all’esterno sono facilmente accessibili e la visita non richiede più adempimenti burocratici. La struttura del museo inizialmente era molto ampia e i materiali esposti erano posizionati in modo da valorizzare la loro importanza; attualmente l’arrivo di nuovi cimeli ha causato l’ammassamento, lo “stivaggio”  dei reperti e quindi dal punto di vista estetico il museo può risultare meno gradevole. In conclusione sarebbe necessaria una sede più ampia. Le parole dell’ammiraglio Lucchetti non furono ascoltate, malgrado l’aumento del materiale che venne stivato in adeguati depositi.