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CENERENTOLA La
più celebre zucca della letteratura occidentale è quella che appare in
“Cenerentola” di Perrault.Molti anni or sono c’era una fanciulla
orfana di madre. Essa era buona di cuore e dolce con tutti. Il padre si
era sposato con una donna crudele che aveva due figlie; tutte e tre
odiavano la ragazza per i suoi modi gentili. Quando morì il padre, la
matrigna e le figlie costrinsero la povera ragazza a lavorare per loro.
Raggiunti i sedici anni la ragazza, che esse avevano soprannominato
Cenerentola, perché era continuamente in mezzo alla cenere del camino,
era più bella e più dolce che mai. Cenerentola avrebbe voluto
partecipare al ballo del principe il cui invitò era giunto dal
palazzo.Le sorelle, appena letto l’invito, fecero salti di gioia e
ordinarono a Cenerentola
di preparare i loro vestiti e di aiutarle a farsi belle. Quando
le sorelle furono partite ,la fanciulla scoppiò a piangere. In quel
mare di lacrime la trovò la madrina ,che era una fata. Le domandò se
desiderava veramente andare al ballo e la fanciulla rispose di sì. La
fata le promise di accontentarla se solo avesse avuto giudizio. Poi le
disse di andare in giardino e di portarle una zucca. Cenerentola corse
immediatamente a raccogliere la più bella che poté trovare e la portò
alla madrina, senza riuscire a capire come quella zucca potesse condurla
al ballo. La fata, dopo averla ben svuotata, lasciandone solo la scorza,
vi batté con la sua bacchetta magica, trasformandola in una splendida
carrozza tutta dorata, trainata da sei cavalli, che l’avrebbero
portata al castello. Lì avrebbe conosciuto il principe che
successivamente l’avrebbe sposata. La fiaba, che è anche
l’allegoria di una rinascita dagli inferi al cielo o del passaggio
dalla luna nera o cenerina alla luna piena, riflette il simbolo della
zucca, che , con i suoi molti semi fu considerata, fin dall’ antichità
,in occidente come in oriente, simbolo della resurrezione
dei morti: tant’è che nelle antiche tombe del Wurttemberg si
sono trovate noci, nocciole e zucche, considerate viatici* per
rinascere, per salire al cielo. Non a caso, nella festa di Halloween, si
svuotano le zucche e, dopo averle trasformate in mostruose
teste, illuminate da un lumino
acceso all’interno, si sistemano sui davanzali e agli angoli delle
vie, per rappresentare l’arrivo dei morti nella notte che fra i Celti
segnava il Capodanno: un rimescolamento di vita e morte, una confusione
da cui nasceva il cosmo rinnovato, la nuova vita.
NOTA
* Viatico = provvista per il viaggio
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