IL MAIS E IL SUO DIO DAI MOLTI NOMI

 

Fu Cristoforo  Colombo  a  introdurre  il  mais  in  Spagna  nel  1493.  In Italia  esso  giunse  verso  il  1530,  sia  nel  Veneto,  dove  ebbe  un  successo  straordinario, sia nel vice reame spagnolo di Napoli.

Poi si diffuse sia nel Lazio che nello Stato della Chiesa. Lo si chiamò granturco, non perché provenisse dall’Impero Ottamano, ma perché nel Cinquecento si nominava Turco tutto ciò che proveniva da paesi non cristiani.

Diventò presto cibo per la gente più povera come i contadini; esso aveva una produttività elevata, era un alimento basilare come il grano. Avendo a disposizione molto frumento, si preferiva venderlo, perché il prezzo era circa il doppio di quello del granturco, che veniva usato in famiglia. Allora non si sapeva che il consumo quotidiano di polenta, non accompagnata da altri cibi, avrebbe provocato una malattia: la pellagra, dovuta dalla carenza di vitamina PP.

Nell’America centrale, invece, le focacce rotonde di mais, erano accompagnate da peperoni, fagioli, peperoncini rossi, pesce, granchi, rettili e persino grossi vermi che contenevano vitamine.

 

   

Il mais nella mitologia Maya

 

Nella tradizione Maya, il terzo dio in ordine di importanza dopo Itzamnà, signore del cielo e Chac, dio della pioggia, era Yam kax, il dio del mais.

Veniva raffigurato come un adolescente, con la capigliatura ornata da cinque pannocchie e gli occhi e le orecchie grandi e sporgenti. I Maya si rivolgono ancora al granturco chiamandolo ”Vostra Grazia”. Prima di preparare il campo alla semina, i Maya digiunavano.

Secondo una loro leggenda, il mais si trovava nascosto sotto una montagna di roccia dura.

L’avevano scoperto per prime le formiche, che scavarono una galleria fino al nascondiglio e cominciarono a portarlo via chicco per chicco. La volpe, curiosa come sempre, rubò un chicco e lo assaggiò, così altri animali lo scoprirono, e finalmente anche gli uomini vennero a sapere del nuovo cibo. Pregarono quindi il dio Choc che li aiutasse ed egli scagliò un fulmine sulla roccia e questa si spaccò. Il calore del fulmine fu cosi potente che il mais, che era tutto bianco, si abbrustolì; parte dei chicchi di una pannocchia divennero rosolati, altri neri, altri gialli. Da qui nacquero le quattro varietà del granturco: rossa, nera, gialla e bianca.

 

 

 

L’uomo di mais  

Nel “Popol Vuh”, il massimo testo religioso dei Maya-Quichè, si racconta che gli dei progenitori, dopo aver creato la terra con le piante e gli animali, chiesero alle bestie di volgere loro preghiere, e di adorarli. Ma non riuscirono ad ottenere altro che ruggiti, nitriti, cinguettii, tutto tranne che un discorso articolato. Allora i progenitori dissero loro: “Poiché non siete capaci di invocarci e adorarci, daremo vita a nuovi esseri che ci obbediscano e vi puniscano maciullando le vostre carni.”

Poi fecero un altro tentativo per creare chi potesse adorarli. Modellarono l’uomo dal fango, ma si accorsero presto che non andava bene: si disfaceva, era molle, non aveva forza, non muoveva la testa. Allora disfecero la loro opera. Occorreva trovare un’altra materia. Si consultarono con gli indovini che interrogarono a sorte con grani di mais e fagioli. Il responso fu di intagliare fantocci di legno. Questi, che assomigliavano all’uomo e parlavano come lui, popolarono la terra. Ma non avevano anima, né intelletto, camminavano senza meta a quattro zampe e ignoravano il creatore.

I progenitori dovevano venire a capo del problema. Si riunirono nel cuore della notte per trovare la materia adatta a fornire la carne dell’uomo. Decisero per il mais. Furono gli animali a portarlo: il gatto di montagna, il corvo, il coyote e il pappagallo verde. Con quello fecero la carne e il sangue dell’uomo.

Centeotl, il dio atzeco del mais  

Narra un mito azteco che da Tlazaolteotl, dio della terra, e da Xochiquetal, dea dei fiori e degli artigiani, vide la luce Centeotl (da centli, il mais, e teotl, dio).

Appena nato fu sotterrato nel terreno: dalla sua capigliatura spuntò il cotone; da un orecchio uscì un seme molto buono che venne chiamato “testa pelosa” (amaranthus hybrydus) e dall’altro un seme altrettanto buono detto “uovo di pesce” (argemone messicano); dalle narici ebbe origine la pianta chan, eccellente per temperare il caldo estivo; dalle dita germinò una pianta che vive sotto terra ed è la patata; dalle unghie derivò il mais lungo, base dell’alimentazione umana e dal suo corpo mille altri frutti.

 

TORNA AI CEREALI