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LA MELA Introduzione Nella nostra lingua il nome del melo è la traduzione del latino “malum” che deriva, a sua volta, dal dorico “malon”.In francese si dice “pomme” dal latino “pomum”, che indicava qualunque tipo di frutta a nocciolo o a seme. Il termine inglese e tedesco, rispettivamente “apple” e “apfel”, derivano invece dalla radice indoeuropea “abel”, come “aval”, la mela in bretone e gallese, da cui deriva il nome di Avallon, la mitica “isola delle mele”. Avallon è l’isola mitica dove Artù fu curato da sua sorella Morgana, dopo la battaglia di Camlon. La mela è il frutto che procura sapienza e immortalità. E’ anche il nome generico per l’Altro Mondo.La mela è il frutto dell’immortalità e della conoscenza, insieme alle ghiande e alle nocciole.In una leggenda celtica, il dio Lug porta in dono al gran re Cormac un ramo dell’Altro Mondo: è un ramo adorno di tre mele ed è l’insegna della regalità. Un proverbio: “una mela al giorno toglie il medico di torno” ne rispecchia fedelmente le virtù medicinali, perché esso contiene: oltre all’85% di acqua, il 13% di zuccheri, acidi organici, pectina, tannino, vitamine A, B1, B2, PP, C e stimola le ghiandole digestive, protegge le mucose e favorisce l’assimilazione del calcio. Ercole e i
pomi d’oro
Il
melo è l’albero simbolico della conoscenza salvifica che conduce
all’immortalità. Un
mito greco narra che Ercole aveva compiuto le dieci fatiche imposte da
Euristeo: grazie a esse, l’eroe, figlio di Zeus e di una mortale,
Alemena, sarebbe diventato un Dio. Ma Euristeo, che non riteneva valide la
seconda e la quinta fatica, gliene impose altre due. L’undicesima
consisteva
nel cogliere i frutti d’oro di un melo, dono di nozze della Madre
Terra ad Era, che l’aveva piantato nel suo giardino, sulle pendici del
monte Atlante, dove i cavalli del sole terminavano la loro corsa e i
greggi e le mandrie di Atlante vagavano su pascoli che nessuno osava
violare. Era ne aveva affidato la custodia ad Atlante, prima che questi
fosse condannato a reggere il peso del Globo sulle spalle.Temi mise in
guardia il Titano dicendogli :” Il tuo albero sarà spogliato dalle mele
d’oro da un figlio di Zeus”. Preoccupato,
Atlante costruì solide mura attorno all’orto, cacciando tutti gli
stranieri dalla sua terra e affidando il sacro albero alle sue figlie, le
Esperidi e ad un drago guardiano: Ladone.Quando Ercole ricevette
l’ordine di impadronirsi delle mele d’oro, non sapeva dove fossero
situate.S’incamminò attraverso l’Illiria fino a raggiungere il fiume
Eridano, patria del profetico Nereo.Nereo gli consigliò di non cogliere
le mele con le proprie mani, ma di servirsi di Atlante, alleggerendolo,
nel frattempo, dell’enorme peso del globo terrestre che gravava sulle
sue spalle. Così, Ercole chiese questo favore al Titano che era disposto
a qualunque cosa per avere almeno un ora di sollievo, ma Atlante aveva
paura del drago, sicché pose come condizione di ucciderlo.Ercole uccise
il drago e il titano portò le tre mele, raccolte dalle figlie, ma non
aveva alcuna intenzione di riprendere il suo ingrato posto. ”Porterò io
stesso le mele a Euristeo,” disse “se tu reggerai il cielo sulle tue
spalle, per due o tre mesi ancora”. Ercole finse di accettare, ma
seguendo
il consiglio di Nereo, pregò Atlante di riprendere il globo per
solo pochi minuti ancora: il tempo di fasciarsi il corpo. Il titano posò
a terra le mele, riprendendo il suo carico e l’eroe poté raccogliere i
frutti, allontanandosi con un saluto di scherno.
Il mito è l’allegoria di un cammino iniziatico* dove colui che
tende alla comunione divina deve superare una o più prove per poter
ricevere le mele d’oro della conoscenza salvifica. NOTA* INIZIATICO= che riguarda l’iniziazione a un rito, a un mistero, a una setta, a una dottrina.
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