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LA MELA DI EVA
Una mutazione simbolica si verificò nel Medioevo cristiano, quando
l’albero della conoscenza venne spesso raffigurato con il melo e il
frutto del peccato originale con la mela. Il racconto della Genesi non
descrive quest’albero, narra che il serpente, il più astuto fra tutti
gli animali creati dal Signore, chiese alla donna se fosse vero che Dio
aveva detto di non mangiare il frutto di nessun albero del giardino. Eva
rispose che potevano mangiare dei frutti degli alberi, ma non
dell’albero che stava in mezzo al giardino. Dio aveva detto che non
dovevano toccarlo, altrimenti sarebbero morti. Il serpente disse che non
sarebbero morti affatto, anzi, se avessero mangiato il frutto si
sarebbero aperti i loro occhi ed essi sarebbero diventati come Dio,
conoscendo il bene e il male. Eva, convinta dal serpente, cominciò a
pensare a quel frutto. Non soltanto era buono, ma indispensabile per
acquisire la saggezza. Lo mangiò, poi ne offrì ad Adamo che lo accettò
di buon grado. Proprio in quel momento, si aprirono gli occhi ed
entrambi si accorsero di essere nudi. Intrecciarono foglie di fico e se
ne fecero cinture. Poi, avendo udito il passo del Signore, si nascosero
fra gli alberi, ma non potevano sfuggire all’Onnipotente. Egli chiamò
Adamo il quale, rispose timoroso che aveva udito il passo del Signore ed
aveva avuto paura, perché era nudo e si era nascosto. Il Signore gli
domandò chi gli avesse fatto sapere che era nudo; gli chiese anche se
avesse mangiato il frutto proibito, egli rispose che la donna che il
Signore gli aveva dato lo aveva convinto a mangiare il frutto proibito;
Il Signore domandò a Eva che cosa avesse fatto, lei rispose che il
serpente l’aveva ingannata. Dopo aver maledetto il serpente, Iahveh
disse alla donna che avrebbe moltiplicato i suoi dolori; con dolore
avrebbe partorito e sarebbe stata dominata dal marito. Ad Adamo disse
che avrebbe maledetto la terra su cui avesse costruito la sua casa, per
colpa della sua disobbedienza; con
il sudore del suo volto avrebbe mangiato, finché non fosse tornato alla
terra, perché l’uomo è terra e ritornerà terra. Il Signore rivestì
i due peccatori. Poi li scacciò dall’Eden. La scelta del melo come
albero simbolo della conoscenza, nell’arte cristiana medioevale e poi
moderna, sembra ispirarsi all’antica iconografia egea. Esiste anche un
antico mito persiano: racconta che Meshia e Meshiana erano vissuti di
sola frutta fino a quando il demone Ohrimen li ebbe persuasi a rinnegare
il Signore. Persero purezza, tagliarono gli alberi, uccisero gli animali
e commisero altri peccati. Nella Genesi la storia di Adamo ed Eva assume
aspetti originali. Mentre il serpente è una metafora del Diavolo, il
melo come albero della conoscenza mostra che il peccato commesso fu la
superbia. In altre parole, ciò che il serpente propone non è tanto il
potenziamento delle facoltà conoscitive, quando l’autonomia di
giudizio che permette all’uomo di decidere ciò che gli è utile o
dannoso. Prima del peccato di superbia, Adamo ed Eva erano illuminati
dall’immagine di Dio che offriva la vera vita. Commesso il peccato,
persero per sempre queste facoltà.

LA MELA DI AFRODITE
Un
mito greco colloca al centro della narrazione una mela d’oro. Durante
le nozze fra PelEo e Teti, la Discordia gettò una mela d’oro con su
scritto “Alla più bella”. Era, Atena e Afrodite si misero a
discutere e Zeus si rifiutò di appianare la lite, delegando questo
compito a Ermes, il quale condusse le tre dee sul monte Ida. Lì Paride
figlio di Priamo, avrebbe fatto da arbitro. Il giovane stava pascolando
la sua mandria, quando Ermes gli apparve insieme alle tre dee e gli
consegnò la mela d’oro. Zeus ordinò a Paride, di scegliere la più
bella fra le tre dee anche se il pastore, sconcertato diceva di non
poter svolgere un compito simile. E cosi’ chiese che le perdenti non
gli serbassero rancore, poiché era soltanto un misero mortale, facile a
commettere errori. Le tre dee promisero di accettare la sua decisione e
Paride chiese loro di spogliarsi, per dare un giudizio più obiettivo.
Afrodite
fu la prima, ma Atena pretese, giustamente, che si sfilasse anche la
cintura magica grazie alla quale poteva far innamorare di sè chiunque.
Poi toccò ad Era e la dea disse a Paride di esaminarla attentamente e
gli promise di renderlo padrone di tutta l’Asia e il più ricco degli
uomini. Atena invece propose di farle il più bello e saggio fra gli
uomini e il vincitore di tutte le battaglie. Afrodite gli disse che gli
avrebbe fatto sposare Elena di Sparta che era considerata la donna più
bella del mondo. Paride chiese come era possibile sposarla dal momento
che era maritata con Menelao, fratello del re Agamennone.
La dea gli rispose che avrebbe risolto tutto suo
figlio Eros, il dio dell’amore. Paride, a questo punto, aggiudicò la
mela d’oro ad Afrodite, ma si attirò l’odio di Era ed Atena che
tramarono la vendetta: la futura distruzione di Troia.
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