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LA DEA PATATA Gli
indigeni della fascia Andina del Perù e della Bolivia la chiamavano Papa. Giunse
in Spagna nella seconda metà del XVI secolo, mentre quella dolce,
chiamata batata, ipomoea batatas, l’aveva portata Cristoforo Colombo dal
suo primo viaggio. Gli
Spagnoli, scoprendo la Papa, l’avevano battezzata tartufo o “turma de
tierra” (testicolo di terra). Ma il nome non resistette a lungo; presto
si richiamò patata per l’apparente analogia con l’ipomoea batatas che
conservò il nome originario. In
Italia questo tubero (solanium tuberosum) fu battezzato inizialmente
tartufo o tartufolo oppure tartufflo: nome che diventò in tedesco
kartofel e in francese cartoufle. Nel nostro paese prevalse
successivamente il termine spagnolo “Patate”, tradotto in patata,
mentre in Francia fu preferito quello di “ pomme de terre “, (mela di
terra), traduzione di Erdappel, che era stato coniato in Olanda. In Perù
si credeva, come in ogni civiltà tradizionale, che nella patata
albergasse una dea chiamata Akso – mama. In suo onore si svolgevano riti
sacrificali; originalmente dovevano essere umani. Nel 1953 Pedro Careza de
Leon riferiva un episodio che, accaduto nel 1547, diciassette anni dopo
l’arrivo degli Spagnoli, gli era stato raccontato da un religioso. A
Lampa, nel Collao, si erano riuniti molti Indios richiamati dal rullo dei
tamburi. Quando i capi, in abiti sontuosi, si furono seduti, entrò una
processione di giovanetti, anch’essi vestiti con sfarzo. Ognuno di loro
stringeva un’arma in una mano e un sacco di foglie di coca nell’altra.
Li accompagnava un gruppo di giovanetti vestiti altrettanto lussuosamente,
con strascichi sostenuti dalle donne più anziane, che portavano sacchi
pieni di vestiti, oro e argento. Chiudevano il corteo, con l’aratro
sulle spalle, giovani che reggevano sacchi di patate. Terminata la sfilata
i contadini danzarono al rullo dei tamburi, sollevando sopra il capo i
sacchi: era giunta l’ora del sacrificio. Un lama di un anno, col vello
di un unico colore, venne ucciso davanti a uno dei capi e le sue interiora
furono consegnate agli stregoni. Poi alcuni Indios raccolsero questo
sangue e lo versarono sui sacchi di patate.Proprio in quel momento
sopraggiunse un catecumeno cristiano, che dopo avere rimproverato i
presenti, disperse il raduno. Si
trattava evidentemente di una cerimonia precristiana che doveva propiziare
in futuro un buon raccolto di patate e che non poteva non avere il
sacrificio di un essere vivente, in quel caso un animale. Juan
di Velasco
riferiva a
sua
volta
che
né i re
di
Auito,né
gli
spagnoli
erano
riusciti
ad
eliminare
dall’Ecuador
del
sud
le
feste legate
al
raccolto,durante le quali
si sacrificano 100 bambini. Le
patate suscitarono
in
occidente
entusiastici consensi e
diffidenza
dovuta
ad alcuni pregiudizi.
L’usanza più singolare,in Europa, era la pratica di seminarla
il
venerdì Santo. In Irlanda, se per qualche motivo non era possibile
procedere alla semina, si doveva interrare almeno una patata spezzata.
L’inizio
della Primavera era il periodo più adatto a seminare;la scelta del venerdì
Santo la collegava alla morte di Gesù e alla Resurrezione. Seminarla
il venerdì Santo,farla cioè simbolicamente scendere insieme con Gesù
agli inferi, rappresentati dalla terra, non poteva non essere bene
augurante per il raccolto. Nel
Kerry veniva piantato un pezzo di legno di cipresso sulla cresta del solco
in cui la si seminava, mentre in quello della raccolta ne veniva buttato
un ramo: probabilmente l’albero aveva la funzione simbolica di
accompagnare negli inferi la patata così come accompagnava i morti, e di
farla resuscitare a distanza di qualche mese, secondo il suo duplice
simbolismo. In
Irlanda la crescita ed il raccolto erano accompagnati da cerimonie dove si
mescolavano tradizione pagane e riti cristiani. I
contadini non si comportavano diversamente
da quelli andini. In
Europa al termine del raccolto, si vestiva un manichino e lo si portava
solennemente alla casa del proprietario, recitando una filastrocca, nella
quale si domandava al manchino pancetta e frittelle. Secondo
alcune credenze tradizionali, questo tubero avrebbe anche magiche virtù. Una
patata in testa o appesa al collo proteggerebbe dai reumatismi. Sbucciata
e portata nella tasca, situata dalla stessa parte di un dente dolente farà
guarire il malato. La
sua forma, non particolarmente attraente, ha ispirato l’espressione
“spirito di patata”, per alludere a chi dice delle spiritosaggini
insulse e fa scherzi sciocchi.
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