CERERE E PROSERPINA  

Una leggenda dell’antica Grecia racconta che la dea Cerere aveva donato il grano agli uomini, dopo che la figlia Proserpina era stata rapita da Plutone e portata negli Inferi. Per ricompensare chi le aveva fatto ritrovare la sua adorata figliola, la dea aveva insegnato agli uomini l’agricoltura.

I Greci credevano che Tifone sostenesse la Sicilia da sotto il mare e che i terremoti fossero causati dai suoi spostamenti.Poiché la Trinacria, cioè la Sicilia, tremava, Plutone, preoccupato che le fratture aperte sulla superficie della terra facessero penetrare la luce nel suo regno sotterraneo, salì con il suo cocchio e fece un giro di controllo per la Sicilia.Mentre Plutone ispezionava la Sicilia, vide Proserpina raccogliere dei fiori in un prato. Cupido si trovava anch’esso da quelle parti e scagliò una freccia contro Plutone che si innamorò della fanciulla. La rapì e la portò negli Inferi, facendola sua sposa. Sua madre Cerere, preoccupata, la cercò ovunque e alla fine seppe che Plutone l’aveva rapita. Cerere si recò negli Inferi per riprendersi l’unica figlia, ma lei aveva mangiato un chicco di melograno e non poteva più tornare sulla terra. L’ira di Cerere si scatenò su tutta la terra, ma contro la Sicilia in particolare, che inaridì. Giove allora fece un accordo con il fratello: per sei mesi Proserpina sarebbe stata con Plutone, per sei mesi con la madre.

In questo modo si spiega l’esistenza delle stagioni. Nei mesi in cui Proserpina stava con Plutone la terra era quasi morta (inverno, autunno) e nei sei mesi in cui strava con Cerere, la terra si risvegliava, dava fiori e frutti (primavera e estate).

 

 

 

 

Le parabole di Cristo ispirate al grano

Anche il Cristo, di cui lo spirito del grano era un’immagine profetica, si ispirò a questa pianticella per alcune parabole. Un giorno disse: “Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un’altra cadde fra i sassi, dove non c’era molta terra, e subito spuntò; ma quando si levò il sole, non avendo radice, si seccò. Un’altra cadde fra le spine che la soffocarono e non diede frutto. Un’altra cadde sulla terra buona, diede frutto e crebbe e rese ora il trenta, ora il sessanta ed ora il cento per uno”.Come in molte parabole Gesù paragona la sua parola ai chicchi di grano, il suo compito al seminatore e chi lo ascolta fa la parte del terreno fertile. Un’altra volta disse: “ Il regno dei cieli si può paragonare ad un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti stanno dormendo venne il suo nemico, seminò zizzania (un’erba cattiva) in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi il grano crebbe e fece frutto, apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone e gli chiesero da dove venisse la zizzania. Ed egli rispose loro che un nemico aveva fatto questo e che bisognava far crescere il grano insieme alla zizzania per poi raccogliere l’erbaccia e bruciarla”. Già Giovanni Battista aveva profetizzato immagini simili, parlando di spulatura * mediante il ventilabro·

“Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, brucierà la pula con un fuoco inestinguibile”. Dopo l’arrivo a Gerusalemme, in quella che poi fu detta domenica delle palme, il Signore, predicendo la sua prossima morte e resurrezione, esclamò:”In verità, in verità vi dico, se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo, se invece muore, produce il frutto”. In Messico si trovano addirittura crocifissi di paglia, compreso il corpo di Cristo, l’aureola e la corona di spine. Un moderno inno inglese, ispirandosi a questo simbolo, descrive il Cristo, paragonando la sua nascita, la sua vita, morte e resurrezioni alla vita di un chicco di grano. Da nessun altro cereale si può ottenere un pane paragonabile a quello del frumento per valore alimentare, bontà, grazie alle caratteristiche del suo glutine. Il pane appare anche nel Padre Nostro, come pane di vita: “Chi mangia questo pane vivrà in eterno”. Le parole di Cristo rivelano il significato non simbolico, ma reale, dell’Ultima cena, durante la quale il pane consacrato diventò il suo corpo. Profeticamente il pane eucaristico era stato annunziato sin dalla nascita di Gesù a Betlemme, infatti nell’ebraico Bet-lehem significava letteralmente “Casa del pane”, nome ispirato probabilmente al fatto che la cittadina era circondata da campi di frumento ed era un granaio.

*Spulatura: pulire della pula (pellicola di rivestimento del grano)

 

·ventilabro:larga pala di legno usata nell’aia per separare dal grano la pula, sporgendola al vento.

 

 

TORNA A CEREALI