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LO
SPIRITO DEL GRANO I
contadini, fino ad un secolo fa, credevano che il grano fosse abitato da
uno spirito che per qualche mese rimaneva sepolto con i chicchi seminati,
per ritornare alla luce del sole con le spighe verdi. Lo si venerava con
tanti nomi. Si
pensava che lo spirito del grano fosse presente nel fascio di spighe che
si lasciava per ultimo nel campo al momento del raccolto. Tagliando le
ultime spighe veniva catturato: per questo motivo si portava a casa
l’ultimo covone onorandolo. In autunno, poi, si prendevano i chicchi del
covone mescolandoli con il grano da semina, oppure si spargeva in
primavera sul frumento giovane in modo che lo spirito, racchiuso in esso,
esercitasse la sua influenza fertilizzatrice. In epoca arcaica poteva
succedere che la cerimonia della mietitura si trasformasse in un rito
sanguinoso: si sacrificavano animali, visti come incarnazioni dello
spirito del grano. In Transilvania si legava un gallo vivo nell’ultimo
covone, uccidendolo con uno spiedo; lo si spennava e se ne gettava la
carne, conservando la pelle e le penne fino all’anno successivo. A
primavera i contadini mescolavano il grano dell’ultimo covone alle penne
del gallo. Nell’Europa contadina è sopravvissuta sino alla fine
dell’Ottocento un’eco incruenta di quelle cerimonie. In Inghilterra,
lo spirito del grano veniva venerato con una cerimonia singolare che
cominciava con il cosiddetto “lamento del covone”: quando il capitano
dei mietitori, padrone della messe, si chinava e toccava il suolo con
l’ultimo covone di grano, i mietitori si toglievano il cappello e
s’inchinavano, pronunciando per tre volte una frase di cordoglio. Si
sollevava poi il covone al di sopra della folla, con un grido di gioia. In
quella cerimonia traspariva l’antico rito dove si rappresentava la morte
della fertilità e la sua rinascita nell’anno successivo. Un rito
analogo deve avere ispirato il sogno di Giuseppe narrato nella Genesi. Giuseppe
una notte fece un sogno, e il giorno seguente lo raccontò ai suoi
fratelli: “Stavamo legando i covoni in mezzo alla campagna quand’ecco
il mio covone si levò e restò dritto, e i vostri covoni vennero intorno
e si prostrarono davanti al mio.” I fratelli gli dissero se voleva
regnare su di loro o se li volesse dominare. Talvolta
il padrone del raccolto costruiva una piccola piramide a spirale o un
motivo floreale ad intrecci e spighe o una specie di bambola che veniva
portata nella fattoria con l’ultimo carico di frumento, per la cena
della mietitura. Là rimaneva vicino al camino o al granaio, a proteggere
il podere. Nei paesi greco- ortodossi la si appendeva sotto il porticato
della chiesa. L’usanza
della bambola di frumento è antichissima, risale all’antica Mesopotamia. In
Egitto furono confezionate fin dalla metà del secondo secolo.
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