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IL
RISO L’usanza
di gettare il riso sul capo degli sposi come augurio di fecondità è di
origine indiana. Questa
pianticella venne introdotta per la prima volta nel Mediterraneo da
Alessandro Magno, dopo la sua spedizione in oriente e coltivata
inizialmente in Egitto, per poi diffondersi su tutte le coste
settentrionali dell’Africa. In
Italia la coltivazione del riso (oryza sativa) si è radicata sulla scia
degli arabi che la consideravano sacra: affermarono in effetti che fosse
germinata da una goccia di sudore di Maometto, caduta dal Paradiso. In
tutte le tradizioni orientali, il riso è cibo divino, di generazione, di
fertilità, di abbondanza. Come
gli occidentali credevano che nel grano vivesse uno spirito, così gli
orientali sono convinti che questi in cereali alberghi una presenza
spirituale. In
India il riso ricorre in molti riti. In quello nuziale la sposa deve fare
tre giri intorno all’altare e, ogni volta, le si mette, nel palmo della
mano, un pugnetto di riso, poi lo si versa sul capo degli sposi come
augurio di fecondità e di gioia . Nell’
ultimo giorno della cerimonia nuziale , i due giovani celebrano insieme il
sacrificio della soma,
durante il quale gettano nel fuoco del riso unto di burro. Quando
si impone il nome al neonato lo si depone sul lenzuolo e viene coperto di
riso che va scosso a lungo, perché il bimbo si impregni della sua energia
spirituale. Dopo
la nascita della figlia di un bramino, il padre , congedate le donne,
pone, sul capo della bambina, del riso tinto di rosso per allontanare il
malocchio; mentre , nella consacrazione del discepolo del bramino ,il
padre del candidato porta una
zuppa piena di riso che , dopo il bagno rituale, viene sparso sul figlio. Il
riso è così sacro che non è permesso mangiarlo, se non dopo essersi
purificati, lavandosi . La
cultura del riso giunse fino al Giappone,
come testimonia una leggenda che narra come, una volta, gli
abitanti di Nikko si nutrissero soltanto di radici e di erbe. Un
giorno, un monaco vide un topo che entrava nella sua tana per deporvi dei
grani di riso e altri cereali. Incuriosito dai chicchi mai visti, lo
afferrò mentre stava uscendo dalla tana e, legatogli un filo ad una
zampa, lo seguì verso il luogo dove li prelevava. Cammina, cammina
giunsero in un paese lontano e sconosciuto, chiamato Aschivo, dove
cresceva il riso; fu così che il monaco imparò a coltivare quella
piantina che fu adottata dalla popolazione. Da allora il topo è venerato
da tutti i poveri e la sua
immagine rovesciata è appesa come portafortuna in molte case giapponesi. La
venerazione orientale per il riso non è ingiustificata e corrisponde al
suo valore alimentare. Quello integrale è infatti un alimento molto
energetico. Il
riso mondato e bollito, privato dello strato proteico e del germe, invece,
è meno nutriente.
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