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GARIBALDI
E IL NOSTRO GOLFO La
nostra terra ospito’ Garibaldi ben tre
volte. La
prima volta quando nel settembre del 1849 il generale prese
imbarco sulla MADONNA DELL’ARENA
dirigendosi verso il golfo della Spezia. Il 5 settembre la nave
entrava a Portovenere dove Garibaldi “doveva assumere sicure
informazioni”. Con
un attestato di riconoscenza Garibaldi ringrazia il patriota
Paolo Azzarini di S.Terenzo capitano della nave “MADONNA
DELL’ARENA” Portovenere 5 settembre 1849
“Il padrone Paolo
Azzarini che la fortuna mi ha fatto incontrare sulla terra italiana
dominata da Tedeschi m’ha trasportato su questa d’asilo e di
salvamento, trattandomi egregiamente e senza interesse”. La seconda volta avvenne nel 1872 quando l’Eroe ferito ad Aspromonte , viene steso sopra ad una barella composta da tavole e paglia , imbarcato per La Spezia sul Duca di Genova e trasportato prigioniero al Varignano. La camera dicono i giornali dell’epoca, “Movimento” e “ Nuova Europa” era composta da un letto, due grossi guardaroba, alcune sedie, un tavolo con un candeliere di metallo e una candela. Nella stanza vicina erano alloggiati i medici prigionieri. Garibaldi rimase al Varignano quaranta giorni (vedi appunti ricerche di Arrigo Petacco) e il ventidue ottobre venne trasportato alla Spezia nell’Albergo Milano dove adesso c’è la sede dell’Ammiragliato. Il trasporto dal Varignano alla Spezia fu molto commovente. Ecco alcuni episodi tratti dalla relazione autografa del garibaldino Anacleto Mazzini. “Per quanto
severa fosse la vigilanza esercitata sul recinto del Varignano durante
la prigionia del Generale pur ebbi un mezzo di avvicinare piu’ volte il glorioso ferito dal quale fui sempre ricevuto con massima
cordialita’ “. “Da Marola
andammo con la barca rimorchiata fino al Varignano. Il generale ferito
fu adagiato nella barca. (…) Ricordo che nel posare a terra, nella
sala dell’Albergo Milano, la lettiga, mi sfuggi’ di mano la maniglia
che stringevo e il generale ebbe cosi’ una lieve, ma dolcissima scossa”. “Lungo il
tragitto una signora offerse a Garibaldi il suo parasole: era, se ben
ricordo, la signora Anna Pellegrini, moglie del maestro di musica Angelo
Rota. Il pubblico numeroso, non applaudiva né con voci né con gesti;
ma rispettosamente salutava togliendosi il cappello. Solo l’avv.Filippo
Bruschi, all’entrare della barella sotto i portici del palazzo
dell’albergo, esclamo’: Un saluto all’Eroe!” La terza volta avvenne nel 1867 e Garibaldi tornava nuovamente prigioniero al Varignano. L’Eroe scese dalla stazione di Valdellora il 4 novembre salutato da una folla festosa. Passo’ la notte in una casa della Spezia e l’indomani venne condotto prigioniero al Varignano. Fu visitato da alcuni medici che dichiararono per motivi di salute il trasferimento a Caprera. La cosa fu accordata a patto che Garibaldi si fosse impegnato di “ non turbare piu’ la tranquillita’ dello stato”. Alle ore 10 dello stesso giorno Garibaldi si imbarcava sull’ESPLORATORE che l’avrebbe condotto a Caprera. (appunti tratti da “La Spezia e il suo Golfo”-Carlo Caselli )
Varignano nel 1862_Litografia del tempo_ |