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RAPPORTO
TRA AGRICOLTURA L’economista
indiano Amartya Seu, vincitore del premio Nobel nel 998, ha affermato
che “ la fame è il risultato del
non avere abbastanza da mangiare ; non è il risultato del
non esserci abbastanza da mangiare". L’insicurezza alimentare è dovuta alla squilibrata distribuzione dei redditi e all’iniquo accesso alle risorse produttive : infatti la produzione odierna di alimenti a livello mondiale è tale da soddisfare il consumo umano per un valore medio pari a 2800 calorie pro capite al giorno, a fronte delle 2500 ritenute la soglia media per un’alimentazione adeguata. Nonostante ciò, oggi nel mondo più di 800 milioni di persone soffrono la fame perché l’economia del nostro pianeta è fondata su una fortissima disuguaglianza : gli 8 paesi più industrializzati, che comprendono il 12% della popolazione mondiale, hanno a disposizione quasi il 70% delle ricchezze totali . Tutti gli altri, definiti sud del mondo perché si trovano a sud del tropico del Cancro, sono caratterizzati da un livello di vita basso iniziato con la colonizzazione, quando la madre patria attuava una politica di spogliazione continua . Le migliori risorse agricole e minerarie delle colonie venivano utilizzate per potenziare l’industria delle nazioni europee e migliorare il livello dei consumi nel vecchio continente, senza che nulla di queste ricchezze rimanesse nei paesi che la producevano . Cessato il colonialismo, i nuovi rapporti tra le ex colonie e le potenze mondiali, indicati col nome di neocolonialismo, continuano ed accentuano le differenze tra Nord e Sud e lo dimostra il fatto che il 23% della popolazione mondiale ( quella dei paesi industrializzati) consuma l'80% delle risorse complessive, lasciando agli altri solo il 20% Ciò perché i
paesi industrializzati, forti della loro superiorità finanziaria e
tecnologica, hanno assegnato al Sud del mondo il compito di fornire
materie prime, prodotti agricoli e manodopera a prezzi stracciati,
conservando a loro stessi il ruolo di fornitori di prodotti industriali. Il prezzo di
questi ultimi è in continuo aumento, quello delle materie prime e delle
derrate alimentari è in continuo calo: i ricavi dei paesi del Sud
diminuiscono anche se essi producono sempre di più. Anche quando i
paesi ricchi avviano attività industriali in quelli poveri, lo fanno
solo perché i salari sono bassi e non c' è prevenzione sindacale: se
tali condizioni non esistono più, gli stabilimenti vengono chiusi
lasciando altra povertà e miseria. Se è vero che il
Nord appare generoso verso il Sud nell’offrire prestiti, bisogna
sottolineare che gli interessi pagati da quest' ultimo sui capitali
ricevuti rappresentano una grossa fonte di profitto per le banche
americane, europee e giapponesi : ecco che gran parte del denaro che
dovrebbe permettere lo sviluppo del
Sud, torna al Nord per pagare gli interessi e per aggiustare tecnologie
e macchinari. Si arriva al
paradosso che le economie povere del pianeta aiutano quelle più
prospere. ![]() Questa situazione
di sottosviluppo costringe milioni di persone a vivere in condizioni
disumane senza strutture sanitarie né scuole, con salari così bassi
che non consentono di sfamarsi. L’Unicef
dichiara che il cappio del debito che strangola le economie del Sud
provoca ogni anno la morte di 500.000 bambini. E' un dovere per
tutti coloro che vivono nei paesi più ricchi impegnarsi per risolvere
questa situazione di estrema disuguaglianza. L’organismo
soprannazionale preposto a sollecitare soluzioni è la FAO
(Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura) nata nel 1945 a
Quebec in America, come agenzia dell’ONU; nel 1951 la sede fu
trasferita a Roma. Essa accoglie 185 paesi. L’organo
direttivo è la Conferenza, costituita dai candidati di ciascun paese
aventi ognuno diritto a un voto. Essa si riunisce
ogni due anni per controllare il lavoro svolto ed eleggere il direttore
generale e il Consiglio ( composto da quarantanove membri) che è
l'organo esecutivo. Presso la FAO
lavorano quattromila persone ripartite in otto dipartimenti. I paesi che vi
aderiscono si propongono di elevare il livello di nutrizione e le
condizioni di vita delle popolazioni, di migliorare il rendimento della
produzione, l'efficacia della distribuzione dei prodotti alimentari ed
agricoli, di contribuire all’espansione dell’economia mondiale e a
liberare l'umanità dalla fame. Proprio per
questo nel '96 si è tenuto il 1° vertice mondiale sull’alimentazione
durante il quale i capi di stato e di governo dei 185 paesi presenti si
sono impegnati, come primo obiettivo, a dimezzare entro il 2015 il
numero degli affamati. Tale impegno però
non è stato rispettato: infatti ogni anno solo otto milioni di persone
migliorano le loro condizioni contro i venti milioni che dovrebbero
farlo per raggiungere l’obiettivo. Per accelerare
l’azione volta a ridurre la fame nel mondo, nel giugno 2002 si è
tenuto a Roma il 2° vertice mondiale sull’alimentazione durante il
quale è stato nuovamente assunto l’impegno del 1996, questa volta si
spera con migliore consapevolezza per arrivare a far si che le risorse,
che potrebbero bastare, vengano distribuite in modo più equo.
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