Abbiamo affidato le riflessioni sulla fame nel mondo ai poeti,

i quali sanno dare voce a chi è reso muto

dall’ingiustizia, dalla povertà, dall’ignoranza.

La fame del corpo è anche fame della mente perché toglie la dignità all’uomo, lo abbrutisce, come dice il poeta brasiliano M. Bandeira. (“La bestia” in “Poesia brasiliana del 900”).

Chi, ogni giorno della sua vita, sente i morsi della fame e lotta per sopravvivere, non sente il bisogno di istruirsi, non conosce il valore della libertà (“Libertà”, di Alberto Joao).

Abbiamo capito, attraverso questo lavoro, che le cause del sottosviluppo sono tante e complesse.

Oltre all’avidità o all’indifferenza dei Paesi ricchi, un grave ostacolo sono i governi dittatoriali e corrotti dei Paesi poveri che, per conservare il potere, potenziano gli armamenti destinando loro una buona parte del PIL (prodotto interno lordo).

Abbiamo capito che la fame di massa può condurre alla guerra, perciò finché la fame è nel mondo, la pace non potrà imporsi.

Willy Brandt, premio Nobel per la pace, nel suo rapporto alle Nazioni Unite ha detto:

“Sotto il profilo morale, che differenza fa se un essere umano viene ucciso in guerra o è condannato a morire di fame a causa dell’indifferenza altrui?”

Abbiamo capito che alfabetizzazione non significa solo sapere leggere e scrivere.

Va oltre. Significa prendere coscienza, sentire il bisogno di partecipare alla vita della comunità.

Perciò l’istruzione e la lotta contro la fame sono strettamente legate.

Noi alunni delle classi terze abbiamo partecipato ad alcuni incontri con il dott. Giorgio Ferroni, cooperatore dell’UNESCO, e con il dott. Davide Bellatallla, studioso dei popoli in via di estinzione, definiti sottosviluppati.

Attraverso questa esperienza abbiamo imparato a riflettere sul valore delle culture “diverse” e a superare alcuni pregiudizi.

Quando nell’ultimo incontro ci siamo chiesti che cosa potremmo fare individualmente, manifestando la nostra impotenza di fronte a problemi così grandi, il dott. Bellatalla ci ha risposto che abbiamo già fatto il primo e il più importante passo del difficile cammino verso la solidarietà: siamo disposti a conoscere, perciò siamo in grado di prendere coscienza.

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