| LA UNITED FRUIT COMPANY di Pablo Neruda |
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Questa
poesia è stata scritta da Pablo Neruda (1904-1973), poeta cileno, che
nel 1971 ebbe il premio Nobel per la letteratura: essa è un canto di
protesta e di lamento per
la nuova forma di schiavitù a cui la sua gente viene sottoposta dalle
multinazionali statunitensi. Con
espressioni martellanti e con metafore molto significative il poeta dice
che Dio, dopo aver creato il mondo, distribuì il suolo della costa dell’America centro-meridionale tra le varie
industrie agro-alimentari, come quella della Coca Cola e della Unit
Fruit, perché ne sfruttassero le risorse naturali e umane. E
proprio per realizzare i loro obiettivi economici, le compagnie
americane hanno favorito la nascita di dittature, che come mosche
“succhiano” il sangue della povera gente: infatti, nella parte
centrale della poesia, l’autore, servendosi della metafora della
mosca, elenca i vari tipi di dittatori che si sono succeduti. Le compagnie riempiono le loro navi di tesori, senza curarsi dei porti pieni di cadaveri di indios, che muoiono per gli stenti, ridotti a numeri, cose senza nomi.
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Appena
squillò la tromba tutto
era pronto sulla terra, e
Geova divise il mondo tra
Coca-Cola Inc., Anaconda, Ford
Motors, e altre società: la
Compagnia United Fruit si
riservò la parte più succosa, la
costa centrale della mia terra, la
dolce cintura d’America. Ribattezzò
le sue terre “
Repubbliche Banane”, e
sopra gli inquieti eroi che conquistarono la grandezza, la
libertà, e le bandiere, instaurò
l’opera buffa: cedette
antichi benefici, regalò
corone imperiali, sguainò
l’invidia, e chiamò la
dittatura delle mosche, mosche
Trujillo, mosche Tavho, mosche
Carias, mosche Tartinez, mosche
Ubico, mosche umide d’umile
sangue e marmellata, mosche
ubriache che ronzano sopra
le tombe popolari, mosche
da circo, sagge mosche esperte
in tirannia. Tra
le mosche sanguinarie sbarcò
la Compagnia stipando
di caffè e frutta le
sue navi che poi scomparvero come
vassoi con il tesoro delle
nostre terre sommerse. Frattanto,
entro gli abissi pieni
di zucchero dei porti, cadevano
indios sepolti dal
vapore del mattino: rotolò
un corpo, una cosa senza
nome, un nome caduto, un
grappolo di frutta morta finita nel letamaio. |
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Nei
paesi del Terzo mondo operano oggi delle grandi società
multinazionali(società che hanno la loro sede madre in patria e molte
filiali all’estero). Alcune
società di questo tipo sfruttano
le risorse minerarie dei paesi sottosviluppati e detengono il monopolio
della produzione e del commercio di molti prodotti,
come le banane, il caffè, il cacao, i frutti tropicali. Esse
comperano o affittano grandi appezzamenti di terreno, li destinano a
monoculture, cioè alla coltivazione di un solo prodotto, si affidano
alla manodopera locale poco costosa e senza alcun diritto sindacale,
organizzano in proprio la conservazione, il trasporto e la vendita della
produzione: in questo modo s’impadroniscono dei mercati e ne traggono
grandi guadagni, mentre le popolazioni del Terzo Mondo s’impoveriscono
sempre di più, perché non sfruttano le proprie terre per i loro
interessi. Per
raggiungere le grandi dimensioni che hanno oggi, alcune di queste società
hanno fatto spesso ricorso alla corruzione, hanno sostenuto dei governi
autoritari e dittatoriali, talvolta hanno anche fomentato delle
rivoluzioni, in qualche caso hanno
acquistato la benevolenza dei governi finanziando delle opere
pubbliche. La
United Fruit Company, la più importante industria statunitense in
America latina, fu fondata nel 1899. Essa
si occupava della
produzione e della vendita di frutta e riuscì ad accumulare enormi
ricchezze con la corruzione degli uomini politici e con lo sfruttamento
della monodopera, ridotta in condizioni di schiavitù. Finanziò
colpi di stato e rivoluzioni per rovesciare i governi che cercavano di
controllare le sue
attività. Si
impegnò a costruire ferrovie che avrebbero dovuto favorire lo sviluppo
economico, ma che servivano solo per collegare le piantagioni ai porti
da cui la merce partiva per gli USA. La
United Fruit è stata
perciò una delle cause che ha impedito lo sviluppo
democratico dell’America centrale.
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