Sviluppo e
sottosviluppo
Nord
America, Europa e Giappone sono realtà geografiche che immediatamente
richiamano alla mente situazioni di benessere economico alle quali si
contrappone l’immagine della povertà e delle misere condizioni di
vita dei Paesi del Terzo Mondo. Netto appare il contrasto tra un
Nord del mondo, dove si trovano i Paesi più industrializzati,
con una popolazione che dispone di molte risorse, ed un Sud che, ad
eccezione dell’Australia e della Nuova Zelanda, vede crescere una
popolazione molto più rapidamente delle risorse prodotte da un’
economia che è
esclusivamente basata
sull’agricoltura di sussistenza e
sull’esportazione di
materie prime se quel territorio le possiede .
Le
DISUGUAGLIANZE tra queste due realtà si evidenziano dal confronto di
alcuni indicatori economici come il prodotto interno lordo pro capite
.Ma la diversità del loro livello di vita balza subito agli occhi, se
si considerano indicatori socio-culturali quali il tasso di
analfabetismo e di mortalità infantile , la quantità di proteine
disponibili nell’alimentazione giornaliera delle diverse popolazioni e
la speranza di vita dalla nascita. Nonostante
esista questa divisione tra NORD e SUD, LE DUE REALTÀ SONO SEPARATE MA
COMUNICANTI,perché legate da un rapporto di SUBORDINAZIONE del SUD al
NORD che si può comprendere risalendo alla storia passata. Cenni storici
I
primi imperi coloniali furono costituiti nei secoli XVI e XVII in
seguito alle grandi scoperte geografiche : SPAGNA, PORTOGALLO, OLANDA e
INGHILTERRA si erano accaparrate il controllo delle nuove terre e il
commercio marittimo . Nel
XIX secolo ,tuttavia, era cambiato il peso politico delle potenze
europee .L’impero spagnolo ,che era stato il più vasto di tutti, era
in piena decadenza e quasi interamente scomparso dopo che le colonie
del Sud America avevano raggiunto l’indipendenza ,così anche
quello portoghese .Nell’Ottocento i maggiori imperi erano quelli della
Francia e dell’Inghilterra che, nonostante la perdita delle tredici
colonie (che avrebbero dato vita agli USA) e del Canada, erano presenti
in tutti i continenti. In questo secolo in particolare la loro rivalità
si esercitò nella conquista dell’Africa. L’Italia e la Germania
entrarono in gara nella conquista dopo aver raggiunto l’unità
nazionale e anche il piccolo Belgio partecipò alla spartizione del
continente. La Russia pur non creando impero coloniale estendeva la sua
dominazione sempre più a est ,occupando buona parte dell’Asia e
oltrepassando lo stretto di Bering . Anche questo contribuì alla
“europeizzazione” del mondo. La
disgregazione degli imperi coloniali è avvenuta in tempi molto lunghi :
le colonie inglesi del Ancora
oggi i paesi industrializzati impongono prezzi molto alti ai prodotti
finiti destinati ai Paesi sottosviluppati , mentre acquistano le materie
prime a prezzi bassi imponendo le
condizioni di vendita ai paesi deboli costretti a vendere comunque i
loro prodotti. Questo scambio ineguale provoca un forte indebitamento
dei Paesi poveri che devono ricorrere a prestiti da parte degli Stati
ricchi per realizzare opere per il loro sviluppo economico. Il
controllo sui paesi con un’economia fragile è attuato tramite le
MULTINAZIONALI,cioè imprese economiche che producono e vendono in
differenti nazioni. Questa condizione si verifica in genere quando
l’impresa si ingrandisce sempre più,espandendo la sua organizzazione
oltre i confini nazionali,attraverso aziende consociate o filiali di
produzione e di vendita che operano secondo le disposizioni della
direzione centrale. Le grandi multinazionali, in questo processo di
internazionalizzazione, fanno assumere ai paesi più forti un ruolo
egemone sui paesi più deboli. Esse operano generalmente in settori di
alta tecnologia (energia, informatica, telecomunicazioni) e dispongono
di capacità finanziarie tali da sfuggire al controllo politico degli
stati a cui estendono la loro penetrazione. Ciò si verifica anche per
le multinazionali agricole che spesso controllano il mercato
internazionale senza che lo stato sia in grado di esercitare alcuna
politica dei prezzi. Le SOCIETA MULTINAZIONALI controllano l’economia
dei paesi più deboli e ne gestiscono le risorse più importanti in
funzione del mercato mondiale, cioè delle esigenze dei Per
soddisfare i propri bisogni gli abitanti del nord della terra , dove i
consumi sono maggiormente concentrati ,stanno esaurendo le risorse
naturali esistenti per cui di questo passo verranno a mancare non solo
il petrolio ma anche le risorse più essenziali come l’acqua potabile
ed il legname . Non
basta limitare il consumo di una risorsa ,bisogna comprendere i
meccanismi connessi al suo sfruttamento eccessivo. Per esempio
l’aumentata richiesta di
carne sul mercato europeo e statunitense ha portato le multinazionali
legate all’industria della carne ad espandere la produzione,
aumentando quindi il numero degli allevamenti .In questo modo si produce
impoverimento della terra che diventa inutilizzabile a scopo agricolo
,danni alla biodiversità,erosione del suolo e diminuzione della quantità
di ossigeno prodotto nella fotosintesi. Dobbiamo
essere consapevoli che le nostre scelte quotidiane hanno ripercussioni a
livello mondiale:una maggiore richiesta di carne ridurrebbe lo
sfruttamento delle foreste ,è importante quindi essere informati e fare
delle scelte oculate per contribuire allo sviluppo sostenibile del
nostro pianeta . Il
danno provocato dallo spreco di risorse lo subiscono maggiormente i
paesi in via di sviluppo, il SUD del mondo, infatti vi è un disparità
enorme tra essi e i paesi industrializzati che consumano più risorse e
producono più rifiuti. E
stato calcolato che mezzo miliardo di africani hanno a disposizione la
stessa quantità di risorse di 10 milioni di belgi e che gli USA, pur
avendo una popolazione quattro
volte inferiore a quella dell’India, consumano una quantità di
energia otto volte superiore. Un cittadino del Nord produce circa 1,5
kg. Di rifiuti al giorno, un cittadino del Sud del mondo solo 0.5 kg. La
sproporzione a livello internazionale è ancora più evidente se si
pensa che il quinto della popolazione mondiale, localizzato nei paesi
industrializzati,riceve più dei 4/5 del reddito mondiale. |