IL PROBLEMA
Il problema che si presenta è evidente: l'alunna ha trascorso cinque anni alla scuola media. É necessario predisporre un percorso per consentirle di inserirsi in un altro ambiente. La scuola sente il problema come suo e non vuole accettare ipotesi che non offrano reali garanzie di qualità e organicità. Non si vuole che l'alunna affronti un inserimento in una struttura scarsamente funzionante o riservata ai soli alunni con handicap.
Tuttavia la soluzione non è semplice e deve essere preparata non solo dal punto di vista delle relazioni con altre istituzioni, ma anche da un punto di vista educativo. Dobbiamo preparare per questa bambina tutte le possibili condizioni educativa per affrontare il passaggio gradualmente.
Proprio per cercare di affrontare costruttivamente le varie problematiche di Martina, la prof.ssa Paola Vicari, sua insegnante di sostegno da tre anni, ha fin dall’inizio focalizzato i suoi interventi ad una stimolazione multisensoriale.
Questo tipo di intervento, cerca di dare opportunità di espressione anche al soggetto disabile più compromesso o in rinuncia di linguaggio verbale; studi recenti dimostrano che l’individuo è parlante nella totalità dei comportamenti psico-senso-motori e nelle tracce degli stessi.
La metodologia multisensoriale, in questo specifico ambito, ha come obiettivo primario lo sviluppo della personalità latente anche nel disabile più compromesso.
Per l’avvio di questo progetto fin dall’inizio ( A. S.. 1999\2000) si è reso indispensabile contattare dei terapisti esterni (logopedista e fisioterapista) che hanno collaborato con l’insegnante di sostegno e la famiglia.

La logopedista Sig.ra Silvana De Negri, data la gravità del caso ed il tardivo approccio alla terapia logopedica (M. è giunta in terapia all’età di 15 anni), ha ritenuto che un intervento, pur se specifico e bisettimanale, non sarebbe stato sufficiente; pertanto è iniziata una strettissima collaborazione con le figure che interagisco quotidianamente con Martina (insegnante di sostegno, assistente, famiglia), alle quali sono state fornite indicazioni metodologiche dettagliate e materiali operativi.
Visti i risultati positivi di questa collaborazione, fin dall’anno scorso si è sentita l’esigenza di pensare al futuro scolastico ed extrascolastico di M., per garantire a lei e alla famiglia, un percorso di vita migliore e per continuare ed ampliare il processo multisensoriale intrapreso, introducendo anche interventi di: musicoterapia, arteterapia, nuototerapia, psicomotricità.
Pertanto l’insegnante di sostegno ha contattato l’ASL, il Provveditorato, i Servizi Sociali per valutare quali fossero le opportunità che il territorio offriva per una disabile così grave, dopo il compimento del diciottesimo anno di età.
Fin dai primi incontri le prospettive erano le seguenti:
- inserimento dell’alunna in un Centro Diurno
- fermarla ancora per un anno nella scuola media
- demandare esclusivamente alla famiglia la scelta
Preso atto di quelle che erano le alternative, la scuola, l’equipe e la famiglia hanno valutato che tali prospettive non rispondevano ai bisogni di Martina; così l’insegnante di sostegno ha dovuto pensare ad una serie di strategie e modalità operative ed educative al di fuori degli schemi tradizionali.
L’ipotesi prevedeva la realizzazione di un Progetto in rete, triennale, di stimolazione multisensoriale, finalizzato all’accoglienza, inserimento ed integrazione dell’alunna all’interno dell’Ist. Magistrale della provincia della Spezia.
Sintesi dei problemi affrontati
Per poter attuare tale ipotesi, l’insegnante ha dovuto affrontare una serie di problemi, che in sintesi sono stati: