PREMESSA

Tale Progetto nasce da un’analisi attenta dei bisogni e delle necessità degli alunni portatori di handicap grave presenti nell’Istituto.

La realtà della “Verticalizzazione” in cui l’Istituto opera ha permesso di ottimizzare le risorse, mettendo in atto un prestito formativo tra le insegnanti Leopizzi della scuola elementare delle Grazie e l'insegnante Massari della scuola media delle Grazie.

L’ACQUA MEDIATORE DI COMUNICAZIONE

Il percorso che è stato intrapreso ha dato ampio spazio all’osservazione, per cercare di conoscere e per quanto possibile capire le modalità comunicative dei bambini.

Si è tentato di non tralasciare nessun aspetto considerando, come afferma P.Watzlawich nel libro “La Pragmatica della comunicazione” che NON E’ POSSIBILE NON COMUNICARE, NON ESISTE UN NON COMPORTAMENTO, L’ATTIVITA’ O L’INATTIVITA’, LE PAROLE O IL SILENZIO HANNO TUTTI VALORE DI MESSAGGIO.

Partecipare direttamente al processo evolutivo del bambino potatore di handicap significa non solo doversi mettere in discussione, ma ricercare modalità di comunicazione alternative, dove non esiste niente di assoluto , tutto è relativo e modificabile.

Il linguaggio verbale non può più essere, il canale di comunicazione dominante,tutti i tipi di linguaggio concorrono alla strutturazione dinamica e aperta del pensiero; la scuola deve poter offrire a questi alunni una pluralità di interventi educativi che valorizzino le diversità di ciascuno. 

Il mediatore facilitante, che mi ha permesso di costruire un contesto educativo alternativo e stimolante per questi alunni è l’ACQUA, in quanto stimola tutto il sistema neuro- muscolare, consente attraverso il rilassamento, un progressivo distendersi delle tensioni e delle contrazioni muscolari; induce quel sentimento di piacevolezza al “lasciarsi fare” e quella sensazione di abbandono|contenimento che permette di costruire nuovi modi di stare insieme.

L’attività motoria in acqua offre al bambino una base di sicurezza e di fiducia verso l’altro che diventano le condizioni indispensabili perchè le esperienze possano essere vissute realmente. L’acqua accoglie, sostiene, culla, diverte, permette di accorciare le distanze tra le persone e stimola l’interesse per nuovi apprendimenti.

Giocando con il proprio corpo in acqua si sperimentano le possibilità di equilibrio., di movimento, direzione, propulsione, contatto. L’operatore accompagna il bambino in questo percorso di esplorazione, lo guida alla scoperta del proprio corpo in relazione al nuovo spazio, agli oggetti e agli altri.

Condivide con lui il piacere e la soddisfazione di conquistare progressivamente autonomia e nuove abilità.

Nel clima di distensione e di dialogo tonico favorito dallo stare in acqua il bambino tende a concentrarsi più facilmente sull’azione proposta, riesce a guardare negli occhi l’adulto, supera più facilmente le proprie inibizioni e diminuiscono di frequenza e intensità i comportamenti aggressivi e auto aggressivi.

I limiti fisici vengono ridimensionati grazie all’effetto dell’acqua e in ogni caso la partecipazione all’attività svolta in piscina offre al portatore di handicap un’occasione spesso irrinunciabile per esprimere le proprie capacità.

 

 

PROGETTO ACQUATICITA'