Il territorio

Cenni di geologia

La grotta dei Colombi

Sentieri e vegetazione

 
Cenni di geologia

Le spiagge sono brevi e ciottolose: le troviamo nel seno del Terrizzo, nella Cala della Fornace a est (conosciuta come " la Maiella") e alla Cala del Pozzale a sud-est.
C’è un solo torrentello che dalla sommità dell’isola scende lungo il vallone e arriva al Terrizzo.
Nell’isola ci sono 28 cavità censite di natura carsica.
La piovosità è inferiore rispetto a quella di Porto Venere. Il clima è nettamente Mediterraneo, caldo in Agosto e con pochi giorni di gelo (in media 5) in inverno.
Le rocce che costituiscono Tino, Palmaria e tutto il promontorio di Porto Venere e che un tempo costituivano un unico blocco emergente, sono di origine sedimentaria, si sono formate cioè in seguito a una deposizione continua di materiali derivati dall’alterazione ed erosione di rocce preesistenti.

Palmar3.jpg (35973 byte)
Grotta Azzurra

Palmar19.jpg (30443 byte)
Grotta Vulcanica

Questo tipo di rocce si presenta con stratificazioni orizzontali che nel corso della loro formazione possono inglobare scheletri di esseri viventi, conchiglie, ecc.
La posizione orizzontale degli strati può essere alterata in seguito a spinte provenienti dall’interno della terra.
Queste spinte possono essere talmente grandi da sollevare, piegare, ribaltare gli strati stessi (ricordiamo che le rocce non sono rigide come pensiamo, ma elastiche).
È quello che è successo alla Palmaria: gli strati più antichi, detti calcari fossilliferi a Rhaetavicula contorta, di colore grigio scuro hanno un’età di circa 190 milioni di anni.

Palmar22.jpg (27667 byte)

Sopra di essi ( e quindi più recenti) c’è un deposito di calcari dolomitici più chiari che contengono fossili come alghe, pesci, foraminiferi e ammoniti, oltre ad un numero limitato di Rhaetavicula.
Questi calcari contengono una buona parte di argilla che nel grigio scuro della roccia forma strati più o meno gialli o bianchi.

Gli strati a Rhaetavicula, che sono più antichi, costituiscono, stranamente, anche la parte superiore della Palmaria, ma si trovano in questa posizione, sopra formazioni più recenti, per un fenomeno di rovesciamento del tipo già menzionato.
Il portoro si trova fra i calcari a Rhaetavicula e quelli più recenti, sotto forma di grandi lenti.
I calcari della Palmaria fanno parte di una striscia che prosegue sul promontorio di Porto Venere sino a Pignone e a Casale


La grotta dei Colombi
Palmar20.jpg (47790 byte) Già nel 1869 si riconobbero nella Grotta Dei Colombi le tracce della frequentazione di popolazioni preistoriche; Capellini vi rinvenne circa quattordici scheletri umani, di adulti e bambini.

Per un certo periodo si ritenne anche che i resti umani, presenti fra i molti resti animali e i pochi oggetti manufatti e litici rinvenuti nella grotta, mostrassero tracce di cannibalismo.

I reperti dell’industria litica provenienti dalla grotta dei Colombi sono in parte conservati nel Museo Civico della Spezia ed in parte presso l’università di Pisa.

La datazione dei reperti non ha fornito pareri concordi: probabilmente si può riconoscere la frequentazione umana nel neolitico.

wpe35.jpg (17904 byte)

wpe38.jpg (71088 byte)
Grotta dei Colombi

La Grotta dei Colombi è raggiungibile da una finestra naturale che guarda nell’insenatura posta a mezzogiorno; attraverso un corridoio si raggiunge la grande sala, dalla quale si dipartono due cunicoli.
Uno di questi, si trasforma in camino che mette in comunicazione l’ambiente marino con il cielo esterno e crea un regime di doppia circolazione invernale ed estiva, capace di tenere la temperatura della grotta pressoché costante intorno ai sedici gradi.
Sentieri e vegetazione

L'isola Palmaria ha una forma triangolare.
Da Porto Venere si può apprezzare il lato meno selvaggio, caratterizzato dalla insenatura del Seno del Terrizzo dove fanno scalo le corse di traghetti provenienti da Porto Venere e La Spezia.

Palmar9.jpg (31942 byte)

Il lato sud - occidentale è caratterizzato da un'alta falesia dove si apre la Grotta Azzurra , la Cala Grande (dove si trova la Grotta dei Colombi) e la Caletta.

Il versante orientale è diviso in tre cale facilmente raggiungibili a piedi e indicate per farci il bagno.

Dalla Cala del Pozzale partono i battelli per Porto Venere, La Spezia, Lerici.

Nonostante i ripetuti incendi dolosi finalizzati a svalutarne il patrimonio ambientale per scopi speculativi, l'isola è piena di beni, dal punto di vista vegetazionale e floristico.

Una visita all'isola può essere fatta nell'arco di una mattinata o di un pomeriggio facendone il giro sui sentieri più esterni.

Palmar10.jpg (152687 byte)
Cala del Pozzale

Giunti in barca al Seno del Terrizzo ci troviamo nella zona più antropizzata dell'isola con il porticciolo. Più in alto si trovano terreni terrazzati, un tempo quasi interamente coltivati ad olivo ed oggi in parte ricoperti da una macchia più o meno fitta, sormontata da qualche pino d’Aleppo.
Nei valloncini che scendono dai due cocuzzoli, che costituiscono la parte più elevata dell’isola troviamo una vegetazione più mesofila (specie vegetale che richiede o che presenta condizione media di umidità).
In questi solchi, esposti a Nord, la luce solare raramente raggiunge direttamente il suolo.   L’ambiente è meno arido in quanto l’evaporazione è rallentata, cosicché piante collinari e mesofile (come il carpino nero) trovano le condizioni per crescere, a questa latitudine, praticamente al livello del mare, a fianco di specie tipiche dei lembi più aridi della vegetazione mediterranea.
Dal Terrizzo, spalle al mare, si può:
1.  proseguire verso destra, seguendo la strada asfaltata
2. percorrere il sentiero che porta in vetta attraverso la vegetazione descritta in precedenza
3. costeggiare il litorale, passando vicino alla Villa Podestà e attraversare la spiaggia   del Secco, quella di Carlo Alberto per poi arrampicarsi in vetta.
Palmar11.jpg (111151 byte) Dall'alto si gode un panorama splendido di Porto Venere e del Golfo.
Man mano che si sale la vegetazione si fa sempre più ricca di cisti bianchi e rosa, di ginestre, mirti e altre piante tipiche della flora mediterranea.
Se dal Terrizzo si decide di andare verso sinistra, si può percorrere un sentiero che porta a Cala Fornace attraversando una macchia di cisti particolarmente interessante per la contemporanea presenza di tre specie di cisto: villoso, marino e femmina.

Si tratta di una zona incendiata alcuni anni fa, come dimostra anche la nutrita presenza di piante "amanti" di ambienti percorsi dal fuoco.
I cisti, ad esempio, producono numerosissimi semi, resistenti alle fiamme, che germinano con facilità su terreni inaciditi, negli ambienti aridi e assolati successivi al passaggio del fuoco, occupando tra i primi gli spazi liberati dall’incendio.
In questa zona si trovano anche piante di corbezzolo, di erica arborea, di leccio, di pino, di  mirto e roverella.

Palmar12.jpg (37207 byte)
Cisto rosa

Palmar13.jpg (35021 byte)
Ginestra

Palmar14.jpg (25164 byte)
Pino Marittimo

Palmar15.jpg (34237 byte)
Erica

Palmar18.jpg (46494 byte)
Mirto

Di qui si può godere di una splendida panoramica della Torre Scola.
La Cala Fornace prende il nome dalle antiche fornaci nelle quali veniva prodotta la calce dalle rocce calcaree che costituiscono l’isola. La fornace non era altro che una grossa fossa, scavata occasionalmente, delle dimensioni necessarie a cuocere la quantità di materiale estratto e frantumato disponibile. In questa zona si trova anche la Fortezza Umberto I (ex carcere) che presto sarà restaurata e adibita a museo.
Proseguendo ci si può incamminare per  un sentiero che porta al Pozzale, oppure continuando a salire si arriva alla Batteria, oggi "Centro di educazione ambientale" non lontana da un'altra importante fortezza: il Forte Cavour.
La discesa per il Pozzale è un po' ripida, ma gradevole, attraverso una folta macchia , nel primo tratto e in una pinetina a pino d’Aleppo al termine.
Leccio, lentisco, cisti, ginestre, mirto, formano un fitto intrico.
La spiaggia del Pozzale è ciottolosa e sulle pietre ben levigate si possono distinguere i calcari grigi, il nero Portoro attraversato da venuzze bianche e oro, il Tarso grigio e rosa.

Il sentiero prosegue lungo la spiaggia per poi risalire su di un promontorio da cui si gode una splendida vista panoramica della Cala grande e della Caletta sormontate dalle cave di portoro presso le quali giacciono abbandonati i vecchi macchinari.
In una insenatura sulla Cala Grande si trova la famosa Grotta dei Colombi sede degli importanti ritrovamenti preistorici. Proseguendo si arriva al semaforo. Siamo sulla strada che ci riporta  al Terrizzo.

Palmar16.jpg (22120 byte)
Caletta

 segue "Appunti di viaggio"

    TORNA ALL'ISOLA CHE C'E'