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Il
territorio
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Cenni
di geologia
Le spiagge sono
brevi e ciottolose: le troviamo nel seno del Terrizzo, nella
Cala della Fornace a est (conosciuta come " la
Maiella") e alla Cala del Pozzale a sud-est.
C’è un solo torrentello che dalla sommità dell’isola
scende lungo il vallone e arriva al Terrizzo.
Nell’isola ci sono 28 cavità censite di natura carsica.
La piovosità è inferiore rispetto a quella di Porto Venere. Il
clima è nettamente Mediterraneo, caldo in Agosto e con pochi
giorni di gelo (in media 5) in inverno.
Le rocce che costituiscono Tino, Palmaria e tutto il promontorio
di Porto Venere e che un tempo costituivano un unico blocco
emergente, sono di origine sedimentaria, si sono formate cioè
in seguito a una deposizione continua di materiali derivati
dall’alterazione ed erosione di rocce preesistenti.
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Grotta
Azzurra
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Grotta
Vulcanica
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Questo tipo di rocce
si presenta con stratificazioni orizzontali che nel corso della
loro formazione possono inglobare scheletri di esseri viventi,
conchiglie, ecc.
La posizione orizzontale degli strati può essere alterata in
seguito a spinte provenienti dall’interno della terra.
Queste spinte possono essere talmente grandi da sollevare,
piegare, ribaltare gli strati stessi (ricordiamo che le rocce
non sono rigide come pensiamo, ma elastiche).
È quello che è successo alla Palmaria: gli strati più
antichi, detti calcari fossilliferi a Rhaetavicula contorta, di
colore grigio scuro hanno un’età di circa 190 milioni di
anni.
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Sopra di
essi ( e quindi più recenti) c’è un deposito di
calcari dolomitici più chiari che contengono fossili
come alghe, pesci, foraminiferi e ammoniti, oltre ad un
numero limitato di Rhaetavicula.
Questi calcari contengono una buona parte di argilla che
nel grigio scuro della roccia forma strati più o meno
gialli o bianchi.
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Gli strati a
Rhaetavicula, che sono più antichi, costituiscono, stranamente,
anche la parte superiore della Palmaria, ma si trovano in questa
posizione, sopra formazioni più recenti, per un fenomeno di
rovesciamento del tipo già menzionato.
Il portoro si trova fra i calcari a Rhaetavicula e quelli più
recenti, sotto forma di grandi lenti.
I calcari della Palmaria fanno parte di una striscia che
prosegue sul promontorio di Porto Venere sino a Pignone e a
Casale
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Già nel 1869 si
riconobbero nella Grotta Dei Colombi le tracce della
frequentazione di popolazioni preistoriche; Capellini vi
rinvenne circa quattordici scheletri umani, di adulti e bambini.
Per un certo periodo si ritenne
anche che i resti umani, presenti fra i molti resti animali e i
pochi oggetti manufatti e litici rinvenuti nella grotta,
mostrassero tracce di cannibalismo.
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| I reperti
dell’industria litica provenienti dalla grotta dei
Colombi sono in parte conservati nel Museo Civico della
Spezia ed in parte presso l’università di Pisa.
La datazione dei reperti
non ha fornito pareri concordi: probabilmente si può
riconoscere la frequentazione umana nel neolitico.
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Grotta dei Colombi
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La Grotta dei Colombi
è raggiungibile da una finestra naturale che guarda
nell’insenatura posta a mezzogiorno; attraverso un corridoio
si raggiunge la grande sala, dalla quale si dipartono due
cunicoli.
Uno di questi, si trasforma in camino che mette in comunicazione
l’ambiente marino con il cielo esterno e crea un regime di
doppia circolazione invernale ed estiva, capace di tenere la
temperatura della grotta pressoché costante intorno ai sedici
gradi. |
| Sentieri
e vegetazione
L'isola Palmaria ha una
forma triangolare.
Da Porto Venere si può apprezzare il lato meno
selvaggio, caratterizzato dalla insenatura del Seno del
Terrizzo dove fanno scalo le corse di traghetti
provenienti da Porto Venere e La Spezia.
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Il lato sud - occidentale è
caratterizzato da un'alta falesia dove si apre la Grotta Azzurra
, la Cala Grande (dove si trova la Grotta dei Colombi) e la
Caletta.
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Il
versante orientale è diviso in tre cale facilmente
raggiungibili a piedi e indicate per farci il bagno.
Dalla
Cala del Pozzale partono i battelli per Porto Venere, La Spezia,
Lerici.
Nonostante
i ripetuti incendi dolosi finalizzati a svalutarne il patrimonio
ambientale per scopi speculativi, l'isola è piena di beni, dal
punto di vista vegetazionale e floristico.
Una
visita all'isola può essere fatta nell'arco di una mattinata o
di un pomeriggio facendone il giro sui sentieri più esterni.
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Cala del Pozzale
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Giunti
in barca al Seno del Terrizzo ci troviamo nella zona più
antropizzata dell'isola con il porticciolo. Più in alto si
trovano terreni terrazzati, un tempo quasi interamente coltivati
ad olivo ed oggi in parte ricoperti da una macchia più o meno
fitta, sormontata da qualche pino d’Aleppo.
Nei valloncini che scendono dai due cocuzzoli, che costituiscono
la parte più elevata dell’isola troviamo una vegetazione più
mesofila (specie vegetale che richiede o che presenta condizione
media di umidità).
In questi solchi, esposti a Nord, la luce solare raramente
raggiunge direttamente il suolo. L’ambiente è meno
arido in quanto l’evaporazione è rallentata, cosicché piante
collinari e mesofile (come il carpino nero) trovano le
condizioni per crescere, a questa latitudine, praticamente al
livello del mare, a fianco di specie tipiche dei lembi più
aridi della vegetazione mediterranea.
Dal Terrizzo, spalle al mare, si può:
1. proseguire verso destra, seguendo la strada asfaltata
2. percorrere il sentiero che porta in vetta attraverso la
vegetazione descritta in precedenza
3. costeggiare il litorale, passando vicino alla Villa Podestà
e attraversare la spiaggia del Secco, quella di Carlo
Alberto per poi arrampicarsi in vetta.
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Dall'alto
si gode un panorama splendido di Porto Venere e del
Golfo.
Man mano che si sale la vegetazione si fa sempre più
ricca di cisti bianchi e rosa, di ginestre, mirti e
altre piante tipiche della flora mediterranea.
Se dal Terrizzo si decide di andare verso sinistra, si
può percorrere un sentiero che porta a Cala Fornace
attraversando una macchia di cisti particolarmente
interessante per la contemporanea presenza di tre specie
di cisto: villoso, marino e femmina. |
Si tratta di una zona incendiata
alcuni anni fa, come dimostra anche la nutrita presenza di
piante "amanti" di ambienti percorsi dal fuoco.
I cisti, ad esempio, producono numerosissimi semi, resistenti
alle fiamme, che germinano con facilità su terreni inaciditi,
negli ambienti aridi e assolati successivi al passaggio del
fuoco, occupando tra i primi gli spazi liberati dall’incendio.
In questa zona si trovano anche piante di corbezzolo, di erica
arborea, di leccio, di pino, di mirto e roverella.
Di qui si può godere di una
splendida panoramica della Torre Scola.
La Cala Fornace prende il nome dalle antiche fornaci nelle quali
veniva prodotta la calce dalle rocce calcaree che costituiscono
l’isola. La fornace non era altro che una grossa fossa,
scavata occasionalmente, delle dimensioni necessarie a cuocere
la quantità di materiale estratto e frantumato disponibile. In
questa zona si trova anche la Fortezza Umberto I (ex carcere)
che presto sarà restaurata e adibita a museo.
Proseguendo ci si può incamminare per un sentiero che
porta al Pozzale, oppure continuando a salire si arriva alla
Batteria, oggi "Centro di educazione ambientale" non
lontana da un'altra importante fortezza: il Forte Cavour.
La discesa per il Pozzale è un po' ripida, ma gradevole,
attraverso una folta macchia , nel primo tratto e in una
pinetina a pino d’Aleppo al termine.
Leccio, lentisco, cisti, ginestre, mirto, formano un fitto
intrico.
La spiaggia del Pozzale è ciottolosa e sulle pietre ben
levigate si possono distinguere i calcari grigi, il nero Portoro
attraversato da venuzze bianche e oro, il Tarso grigio e rosa.
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Il sentiero
prosegue lungo la spiaggia per poi risalire su di un
promontorio da cui si gode una splendida vista
panoramica della Cala grande e della Caletta sormontate
dalle cave di portoro presso le quali giacciono
abbandonati i vecchi macchinari.
In una insenatura sulla Cala Grande si trova la famosa
Grotta dei Colombi sede degli importanti ritrovamenti
preistorici. Proseguendo si arriva al semaforo. Siamo
sulla strada che ci riporta al Terrizzo.
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Caletta
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