
Le attività marinare: nascita di un museo
Grazie
al “progetto Palmaria”, continuano le nostre uscite per osservare
direttamente il territorio che ci circonda.
Abbiamo percorso i sentieri che conducono alla Castellana e siamo entrati a visitare le cave di marmo portoro, le uniche rimastre attive.
Abbiamo attraversato le scorciatoie che portano a Porto Venere.
Abbiamo assistito al rientro dei pescatori sul lungomare del nostro paese.
Siamo
andati alla Palmaria e con il battello abbiamo costeggiato le tre isole per
osservare le rocce, la vegetazione, le grotte. Siamo entrati nell’interno
dell’isola e, oltre a godere della pace, della tranquillità e della bellezza
naturale del posto, abbiamo iniziato ad approfondire le nostre conoscenze
seguendo un percorso storico, scientifico, geografico.
Le nostre conoscenze vanno ampliandosi, ogni giorno scopriamo qualcosa di nuovo e sempre più interessante, ora sentiamo d’amare di più la nostra terra ed è per questo che ci teniamo a difenderla.
Siamo
andati a visitare il museo delle scienze naturali a Genova, il museo civico di
La Spezia.
Abbiamo avuto l’occasione di osservare reperti storici di grande importanza, come quelli ritrovati nella grotta dei “Colombi” alla Palmaria.
Andremo a visitare nel corso dell’anno anche il museo etnologico di Villafranca dove sono gelosamente conservate le testimonianze della civiltà contadina.
Allora ci domandiamo: “E la nostra cultura marinara? Perchè dimenticarla?”
Perché le testimonianze tipiche del lavoro che si svolgeva nel nostro paese quando il mare era, per i nostri antenati, una grande risorsa economica, non vengono valorizzate?
Basti
pensare alla pesca, alla produzione di sale, alla salagione delle acciughe,
all’arte del calafatare, ai costruttori di barche, ai palombari che
raccoglievano tartufi e datteri, abbiamo un patrimonio da custodire e
valorizzare.
Spesso si vedono vecchie lampare, lance abbandonate, attrezzi e materiali che servivano ai pescatori per cucire le reti ammucchiate nelle cantine, che non servono più a nessuno. invece tutto ciò fa parte della nostra memoria storica, un patrimonio da salvare e da mettere a disposizione di tutti
Nel locale del signor Ricci, un nostro paesano, particolarmente sensibile e attento a questa “ cultura” in via di estinzione, abbiamo potuto osservare gli attrezzi serviti per costruire imbarcazioni di tutte le grandezze, dalla più piccola barca al più grande veliero.
Un notevole numero d’attrezzi e piccoli e grandi oggetti che sono serviti ai nostri nonni e forse bisnonni nelle loro attività lavorative.
Noi
bambini, ringraziamo il signor Ricci e ci rivolgiamo a tutti quelli che possono
aiutarlo, affinché si realizzi il suo sogno taciuto per anni: la
nascita di un “museo” della nostra cultura marinara valorizzando
e ampliando ciò che lui ha già per lungo tempo e con tanto amore conservato e
custodito.