
Partecipiamo
al “progetto Palmaria” con lo scopo di approfondire le conoscenze del nostro
territorio e spesso, per ricostruire la storia della nostra civiltà, ci
rechiamo sul posto oppure andiamo a visitare i musei.
Siamo andati al museo delle “scienze naturali”, alla mostra sui dinosauri a Genova e qualche giorno fa abbiamo visitato il museo civico della Spezia. Sono in programma anche la visita al museo navale e a musei etnografici della Val di Vara.
Si parte pieni d’entusiasmo, di curiosità, muniti di matita e blocchetto per prendere appunti.
Però
l’entusiasmo spesso dura poco, perché appena entrati nel museo, il silenzio e
l’ordine sono le prime richieste che ci vengono fatte.
Per quanto riguarda la guida, si è fortunati se è disponibile e se, pazientemente, cerca di andare incontro alle nostre esigenze; altrimenti è un vero “guaio”. Il linguaggio è incomprensibile, non adatto a noi e spesso è veloce nell’esposizione degli argomenti e si finisce col “non capire niente”!!!
Anche
il tempo a disposizione per guardare, per riflettere è poco perché bisogna
sbrigarsi, ci sono altre scolaresche che arrivano, rimanere indietro significa
perdersi e così, tutti insieme, un po’ ammucchiati, si vede quello che si può
e si formulano le domande solo quando è dato il permesso:
-Avete qualche domanda?
Ma la domanda che si aveva da rivolgere prima, è stata già dimenticata!!!.
Ci chiediamo: che senso ha, oggi, andare al museo se si deve stare zitti e si deve solo ascoltare? Non sarebbe più interessante e produttivo se noi bambini potessimo interagire con l’ambiente ed essere noi i protagonisti?
Perché
il silenzio è così fondamentale?
Noi bambini vorremmo essere attivi, chiedere, partecipare. Nel mondo delle “nuove tecnologie” in cui viviamo, anche i musei dovrebbero seguire i tempi, aggiornarsi. Museo non deve significare noia. Si potrebbero vivere emozioni straordinarie e stimolanti, provare il gusto della scoperta e la gioia di imparare ad imparare se gli adulti che pensano e organizzano il “museo”rispettassero le aspettative e le esigenze dei bambini.Se effettivamente si vuole che noi impariamo ad amare il museo e la nostra storia visitarlo dovrebbe diventare divertente: non è forse vero che giocando s’impara?
